La Giulietta è immobile

La Giulietta è immobile
Qual rosso al spento,
Muta d’accelerator – e di benzene.

Sempre un amabile,
Leggiadra linea,
In sgasata o in frenata, – è parcheggiata.

È sempre tacita
Chi a lei s’affida,
Chi le comprata – mal cauta la retribuzione!

Pur mai non sentesi
Felice appieno
Chi su quel freno – non liba amore!

 

 

Il tutto va visto in forma gogliardica, uno spunto nato da una discussione con un’amica.

Vogliate partecipare, scrivendo nei commenti, da dove deriva la citazione. Condividete e votate il post.

pbacco

 

Solo un voto?

Molto tempo è passato dall’ultimo post; pigrizia, nuovi impegni e una mancanza di spunti, non perché non siano accaduti avvenimenti importanti, ma per una mia mancanza di scintillio da scrittura, mi hanno allontanato dal blog.

Tornando all’argomento del titolo, tra pochi giorni, si svolgeranno le elezioni americane, o meglio le elezioni per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, o meglio l’elezione dei grandi elettori che poi voteranno il prossimo presidente.

Sì, perché quella che viene proclamata elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, in realtà non è altro che l’elezione dei grandi elettori, che attraverso il mandato dei cittadini, votano a propria volta il capo supremo della nazione. Questo è un aspetto che quasi mai nessuno sottolinea, ma è una delle procedure che la democrazia americana ha. Ecco quindi alcuni spunti di riflessione:

  • Per votare bisogna registrarsi, in maniera anticipata, agli elenchi dei votanti
  • Per vincere le elezioni non serve avere il maggior numero di voti popolari, ma il maggior numero di stati conquistati
  • Esistono stati in cui il voto è già certo, sono pochi stati a decidere realmente lo spostamento a favore di un candidato o dell’altro (swing state)
  • Le contee, la suddivisione elementare del territorio, ricopre a volte lo stato sociale delle persone residenti, create per rendere il voto delle minoranze inutile
  • La data delle elezioni, scelta storicamente per non intralciare i cicli di agricoltura, non è stata modificata. Anche il giorno, infrasettimanale, fu scelto per poter consentire a chi non abitasse nelle vicinanze, il tempo per poter tornare nella cittadina di residenza
  • Non tutti gli stati votano lo stesso giorno
  • Non è vero che la competizione si svolge solo tra due grandi partiti/candidati, anche in questa elezione ci sono altri due candidati minori, con circa il 3% di preferenze

È solo un voto? Ovviamente no. In primo luogo perché è un sistema di valori, storia, economia, che vota; in secondo perché, il prossimo inquilino della Casa Bianca, rimane comunque uno dei personaggi più importanti e influenti della politica mondiale (anche se a volte il suo potere è un po’ ingigantito), quindi è un evento di rilevanza planetaria.

Per quanto riguarda questa tornata elettorale, abbiamo due candidati principali. Da una parte Trump, con l’atipicità che lo contraddistingue rispetto gli schemi tradizionali finora visti, un personaggio che incarna il sogno americano, una persona che non ha filtri, che non ha mai avuto simpatie nel partito, ma che piace al proprio elettorato (odiato dagli altri). Dall’altra parte la Clinton, certamente molto più istituzionale, ha il sostegno del suo partito, dei media e della parte intellettuale, ma offuscata dagli scandali sulle famose email scambiate con account personali, e in quanto donna ancora discriminata da alcuni.

Fattori molto importanti saranno:

  • la voglia di cambiamento dopo due mandati democratici, cosa molto sentita in america, dove ciclicamente si preferisce cambiare e non mantenere il potere nelle stesse mani
  • il malcontento del ceto medio sempre più impaurito dalla crisi economica e spirituale della nazione
  • la questione di sincerità e affidabilità della Clinton dopo lo scandalo email, temi basilari per avere una caratura presidenziale

Aspettiamoci tranquillamente un finale inaspettato.

 

pbacco

 

Il Roberto innamorato

Messer e Dame che ve adunati
Per odir cose dilettose e nove,
Stati attenti e quïeti, ed ascoltati
La bella istoria che ’l mio canto muove;
E vedereti i gesti smisurati,
L’alta fatica e le mirabil prove
Che fece il lombardo Roberto per amore
Nel tempo estivo a piccol ore.

In landa romagnola, nell’anno del signor duemilaquattordici
Il prodig Roberto, con fare da lupetto
Scorrazzava pei locali ludici
Per cercar la pecorella da prender co’ petto;
Smisurate persone avrebbero voluto assistere critici
Ma soltanto costui narrator ha avuo diletto
D’ aver all’opera visto codesto puntatore
Che col proceder così la sua gola resterà sol due ore.

Cessati i fochi pirici ‘n ciel passaron a Riccione
Non il gruppo intiero ma soamente i più giovinali
Che volean far veglione
Con qualche problema di scelta di locali;
Decisoro in fin di provare il Beach Cafè che è un gran localone
Rinomato per ‘l faune gioviali
Giunti scopriron una zona in gran fermento
Entraron infine nel luogo d’è perdizione ch’il tutto ebbe compimento.

Lacal pazzerello quello, tra gente a dir poco colorata
E messeri che urlavan strani frasi
Non ce la faccio più, voglio una chiavata
Il duo partì a casi;
Trovaron gente sempre più spanata
Ch’ sempre più accalcata da toccarsi nasi
Nel procedere losco il prodig Roberto interruppe il percorso
Poiché la sua voglia trovaa il morso.

Una gentil donzella col suo ragazzo
Era intenta a mostrare il suo look
Quando il nostro personaggio coe fosse un razzo
Ch’ tu sei quella di Facebook;
Ebbi paur di troar non più un pezzo
Del lombardo predator amputato come Hook
Tu sei cotesta mia amica effimera che mi angosci
Ma che, nella realtà non mi conosci.

pbacco

La donna crea, l’uomo distrugge

È da un po’ di tempo che non scrivo sul blog, prendo al volo l’occasione della festività della donna per riprendere.

Come ogni ricorrenza, buoni propositi vengono pronunciati, finti auguri elargiti. La realtà è molto differente e, alcune volte, è proprio la donna stessa che sminuisce la sua funzione sociale. Da recenti statistiche risulta che, una donna su tre ha subito una violenza fisica o morale, e non stiamo parlando di paesi retrogradi, ma il dato riguarda l’Europa dove il 54% della popolazione è di sesso femminile.

Seppur la famiglia sia fondata, anche se in minor maniera rispetto i decenni passati, sul lavoro della donna come massaia e mamma, nella normale attività quotidiana solo una minima parte della sfera politica ed economica è gestita da donne, quasi sempre relegate in posizioni subalterne. Studi sociali invece dimostrano che, una società dove lo sviluppo sociale e morale della donna è maggiore nella stessa il livello di progresso e incremento socio-economico sono maggiori rispetto ad una società prettamente maschilista.

Il diverso modo di vedere la vita e la società portano a dire che, in linea generale, la donna crea e l’uomo distrugge.

Un sincero augurio a tutte le lettrici e alle amiche; un augurio speciale a Francesca donna creatrice nel vero senso della parola.

regalo festa della donna/rametto mimosa

pbacco

Oltre la barca c’è di più

Prosegue, con questo secondo post, la serie di collaborazioni tra il blog ed altre personalità; oggi con l’aiuto, anche grammaticale, di un’amica parleremo dell’immigrazione.

Il tutto parte dalla visione del film “Come un uomo sulla terra”, pellicola del 2008 con regia africana. Per fare un piccolo riassunto, si può dire che il lungometraggio tratta le storie e disavventure che gli immigrati africani (in questo caso eritrei ed etiopi) sopportano per raggiungere l’Europa. È uno scoprire cosa c’è dietro la semplice foto, o servizio del telegiornale, riguardo le carrette del mare che trasportano centinaia di migranti sulle coste italiane. Il background del viaggio, dei sogni, delle sofferenze che uomini e donne attraversano per cercare altro, che il più delle volte è solo una migliore situazione economica, una migliore situazione ambientale.

Partiamo con l’analizzare il titolo del film: ci indica che le aspettative, i sogni, i bisogni sono unici sulla terra e comprendono tutto il genere umano indistintamente.

Una delle prime scene è il monologo del protagonista che parla della sua vita: laureato in giurisprudenza ha dovuto lasciare il suo paese per via della guerra tra Etiopia ed Eritrea. Analogamente ad altre storie, i fattori guerra e carestia sono uno dei principali motori di emigrazione. Una frase molto importante, detta dal nostro accompagnatore, è quella secondo cui non ha scelto di emigrare ma è stato costretto. Questa massa di persone si sposta, il più delle volte, per fattori esterni alla loro volontà. Per intenderci, se potessero, rimarrebbero volentieri nei paesi d’origine. Sono fattori esterni, molto più grandi. Problemi che, una singola persona, una comunità, una tribù, non riescono a controllare; alcune volte sono meccanismi persino più grandi di uno stato.

Analizzato il perché della partenza, spieghiamo il viaggio. Tramite intermediari, si crea un gruppo di persone, di solito i più giovani e robusti, che, avendo alle spalle tutti i risparmi di una intera famiglia (quella allargata africana comprende anche gli zii), vengono instradati dai paesi d’origine, in questo caso il corno d’Africa, verso il Sudan, il vero raggruppatore di disperati. È in questo disgraziato stato africano dove mercanti di uomini raccolgono persone da tutta l’Africa orientale. I migranti vengono caricati su jeep stracariche e qualche volta camion, per poter così attraversare il deserto. Con un viaggio a base di stenti, senza neanche un momento per riposare, la parola d’ordine è “velocità” per poter eludere i controlli che la polizia libica effettua lungo le rotte migratorie.

Le basi di arrivo sono situate presso Bengazi: sono semplicemente delle case private dove le persone vengono stipate in attesa del prossimo viaggio verso Tripoli. Nella malaugurata casualità che vengano scoperti dalla polizia, la fine è una reclusione, senza fine temporale, presso le “carceri” libiche. Finito questo periodo, vengono nuovamente stipati in container per essere trasportati, dopo un viaggio di dieci ore, senza acqua, soste e spazio sufficiente, presso la prigione al confine col Sudan. Qui attendono, senza cure sanitarie né garanzie umanitarie, il loro destino.

Una volta deciso il rimpatrio, almeno quello formale, concordato tramite il trattato tra l’Italia ed i paesi di provenienza, avviene la scarcerazione. Rilascio che mai avviene veramente, la polizia libica semplicemente vende, a trafficanti di uomini, i migranti; la somma è sempre più o meno la stessa trenta denari. Non importa che tu sia maschio o femmina, giovane o meno giovane, abile oppure provato; la vendita avviene comunque, semplicemente per il fatto che, il commerciante di uomini lucra facendo rientrare il disperato nella tratta. Attrezzati con telefoni cellulari, fanno chiamare casa, dove viene chiesto di inviare una cifra elevata per poter ritentare la fortuna verso Tripoli. Quando viene recapitato il denaro, il viaggio riprende il suo iter verso la capitale libica. In questo caso abbiamo due possibilità, o il viaggio continua a buon fine, allora l’immigrato viene consegnato agli scafisti, che lo porteranno a Malta o in Italia; oppure come spesso accade, si è di nuovo riacciuffati dalla polizia libica, in questo caso ricomincia la peregrinazione. Alcune persone, sono state catturate e rivendute fino a sette volte.

Una sorta di lotta tra guardie e ladri; dove però, le guardie (almeno una parte) sono ladri, mentre i ladri sono, per la stragrande maggioranza, brave persone.

Ecco spiegato, cosa si nasconde dietro una semplice carretta del mare; storie di uomini portatori di speranza, dolore, amicizia, sfruttamento, amore e odio.

Ecco spiegato perché, considerano l’Europa un sogno; ecco perché l’Italia, pur coi suoi problemi, è realmente il paradiso in terra.

Gli ultimi avvenimenti in Libia non hanno di certo migliorato la situazione, con un governo centrale ancora debole il diritto non è certo la preoccupazione principale. Bisogna aggiungere che nella guerra civile Gheddafi ha fatto largo uso di mercenari provenienti dal continente; questo ha causato un risentimento popolare verso i “neri”, inglobati tutti sotto la sigla mercenario collaborazionista, sono discriminati anche se nella maggior parte delle volte si tratta di immigrati irregolari che tentavano la fuga in Europa oppure popolazione che risiedeva nel paese da parecchio tempo.

Solo un uomo, solo un pezzo di terra, solo una piccola storia in un mare di atrocità.

Bisogna infatti considerare che oltre a questa rotta migratoria, ne esistono parecchie altre, più sottaciute, alcune perché non ci riguardano direttamente, altre perché sono più discrete e meno evidenti dei barconi. Basti citare quella parallela, che dall’Africa dell’ovest porta verso la stessa le Canarie; quella che dal sud-centro America spinge verso gli Stati Uniti; quella tra l’Afghanistan e l’Europa; quella tra la Birmania e la Thailandia; dal Nepal all’India.

Ultimo dato, solo circa il 20% degli irregolari presenti sul suolo nazionale entra in Italia clandestinamente, via nave o terra; la maggioranza, arriva tramite regolari visti turistici, per poi rimanere anche quando il permesso ha cessato la validità.

pbacco e Morgana

Il mondo che (non) crede

Questo non vuole essere un post critico nei confronti della società attuale, né un’analisi della crisi religiosa contemporanea; vuole solo analizzare in quali ambiti la parola fiducia rientra tra le caratteristiche principali.

Fiducia è un atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Provate a pensare quando prendete un aereo. Inconsciamente vi fidate che il pilota sia nelle capacità di pilotare l’aereo, che quindi abbia preso la licenza di volo e che sia fisicamente adatto a svolgere il proprio mestiere. Altresì avrete fiducia nella società di trasporto che ha in opera la manutenzione del velivolo, che quindi abbia svolto tutte le revisioni opportune.

Si è portati a pensare che la fiducia riguardi solo la sfera personale o quella della religione; in fondo fiducia e fede (credere) sono sinonimi. Questo è sicuramente vero, ma non esaurisce completamente gli ambiti trattabili.

Società

Essendo un animale di gruppo, l’uomo deve affidarsi ad altri individui simili per soddisfare i propri bisogni, siano essi materiali sia immateriali. Alla base di ogni relazione, sia essa lavorativa o affettiva (amore e amicizia), la fiducia è il legame fondamentale, senza la quale non è possibile stabilire una relazione continuativa. Il rapportarci verso l’altro, per far si che la collaborazione continui, deve comprendere la sicurezza e la tranquillità, il credere nell’altro. Anche la pubblicità lavora su questo piano, compriamo maggiormente beni da aziende famose, perché abbiamo più fiducia nel marchio e quindi nella qualità del bene acquistato.

Politica

La fiducia nel campo della politica è la rappresentanza verso un’istituzione o una persona, il sentirsi rappresentato da una figura o da un ente. Questo è maggiormente vero nel nostro sistema democratico, dove l’elezione si basa sulla fiducia verso un rappresentante da parte del rappresentato. Quando tra le aspettative e i risultati si viene a creare un divario troppo elevato, la fiducia cala e quindi la stessa democrazia è in pericolo. La fiducia, è anche l’atto fondamentale che segna la nascita del governo. La votazione del parlamento (espressione del volere dei cittadini) da il mandato (attraverso il voto e la fiducia) al governo (potere esecutivo) di attuare le norme e leggi emanate.

Economia

Sembra strano ma anche alla base dell’economia vige la fiducia. Tutta l’economia finanziaria si fonda sul credere. Pensate ai prestiti bancari, sono una fiducia (seppur calcolata) che il prestatore riavrà indietro i soldi prestati. Stesso discorso vale per la spiegazione del famoso spread, cioè il differenziale tra i BTP e i Bund tedeschi; alla base c’è sempre la fiducia che gli investitori hanno dello stato che emetti i titoli di credito, più uno stato è insolvente più il costo per procurarsi il denaro è maggiore. Anche alla base della creazione della moneta stessa, c’è la parola fiducia. Lo Stato (o ente) che emette la moneta garantisce (cioè pone fiducia) che quel pezzo di metallo o carta avrà lo stesso valore e spendibilità verso altri soggetti.

Un mondo che non crede più (non ha più fiducia) nel prossimo, che non ha più fiducia nelle istituzioni e non ha più fiducia nell’economia è una società destinata ad atrofizzarsi e morire lentamente.

La crisi attuale è per prima cosa una sfiducia economica, politica e sociale.

pbacco

La/le crisi

Con questo post ho voluto racchiudere, in un unico articolo, tutti i ragionamenti sulla crisi scoppiata nel 2008.

Come prima cosa, ho pensato che il termine la crisi, sia ormai superato. Quella che chiamiamo crisi è in realtà un insieme di crisi: sociale, politica, economica; stranamente è anche la stessa crisi che ha cambiato faccia, da finanziaria e privata ha raggiunto l’industria, infine ha aggredito anche il pubblico con una crisi del debito statale.

È stata più volte associata alla famosa crisi del 1929, ma con questa ha solo dei punti in comune; le tre cause principali, la sottovalutazione del rischio, mancanza di regole e l’avidità umana. Il mondo da allora è profondamente cambiato, l’occidente non è più il perno del mondo, l’economia si è realmente globalizzata, quel poco di stato sociale che è rimasto dopo l’ultra liberalismo ha comunque mitigato alcune situazioni critiche. Per semplificare quella del 29 fu dovuta a fattori di sovrapproduzione, seppur con distorsioni finanziarie; quella odierna è una crisi strutturale.

Partiamo con l’analizzare la sua nascita, che sembrerebbe essere localizzata nel breve periodo, invece possiamo iniziarne ad intravederne le basi almeno trent’anni prima.

Negli anni settanta infatti è cominciato un progressivo abbassamento dei livelli di retribuzione (in valori assoluti), dovuto al progressiva diminuzione della produttività; in poche parole, per compensare la minore produzione pro capite di beni, che avrebbe causato un aumento dei prezzi dei beni e dei servizi, si è incominciato a tagliare le retribuzioni del personale. Il periodo citato è l’inizio del fiorire della nuova ondata di neoliberalismo economico e politico, secondo cui il mercato è sovrano ed è capace di auto limitarsi e regolarsi.

Anni ottanta, si cerca di compensare la perdita di produzione reale, attraverso una spinta verso un’economia finanziaria favorita da una legislazione ed un fisco favorevoli. Questo avviene soprattutto in Gran Bretagna dove si viene a creare uno dei centri più importanti a livello globale, la City di Londra. L’epoca del neoliberismo rampante, dove il libero mercato ha la superiorità su tutto. La regola base è che il mercato è sovrano, detta il prezzo dei beni e dei servizi autoregolamentandosi; sono gli anni delle iperliberalizzazioni e deregolamentazioni di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher.

Negli anni 90, si realizza quella che viene chiamata la bolla di internet; con lo sviluppo delle prime società dedite allo sviluppo di software per il nuovo mercato della rete. Una grossa azione speculativa cerca guadagni facili da questo mercato che è in forte espansione. Quando avviene un primo sgonfiamento delle aspettative, cioè quando scoppia la bolla, la finanza cerca di fare profitto spostando il suo mirino e i capitali verso beni più materiali. Ecco che abbiamo l’inizio della bolla speculativa sulle case. Proprio in questo decennio un’altra valvola di sicurezza viene chiusa; la legge Glass-Steagall act del 1933, che impediva la promisquità delle banche d’affari con quelle commerciali, viene abrogata. L’insieme di quelle regole, nate dopo la crisi del ventinove, sono cadute lasciando il mercato libero da regole e senza freni.

Anni 2000, con la guerra al terrorismo dopo gli attentati negli Stati Uniti, si crea un forte aumento dell’indebitamento statale atto a finanziare le due costose guerre (Afghanistan ed Iraq), ed una politica di tassi dei mutui agevolati adottata dalla FED per stimolare il mercato immobiliare. Soprattutto nella società americana, dove il credito al consumo è presente in grandi quantità, l’aumento del valore degli immobili ha causato un maggiore indebitamento delle famiglie, che si vedevano accrescere la base della garanzia verso nuovi finanziamenti, visto che il valore della casa a garanzia dell’importo aumenta costantemente.

Questo fino al momento in cui le prime persone non hanno potuto più pagare le rate del mutuo, vuoi perché troppo indebitate, o perché avevano perso il lavoro. Con una morosità diffusa e la conseguente diminuzione nelle compravendite delle case, il valore stesso dell’immobile è crollato, le banche che non rientrando degli investimenti fatti, si trovavano con enormi buchi di bilancio.

Lo stato per salvare il sistema bancario, visto che non esiste più una divisione tra banche d’affari e commerciali, quindi per non creare un terremoto nell’economia reale, si indebita ulteriormente dopo l’enorme carico dovuto alle spese militari, spostando la crisi da finanziaria a crisi di debito. In questo periodo avviene un forte attacco speculativo agli stati, specialmente in Europa, ancora priva di un governo comune.

Per semplificare, prendiamo come esempio una macchina. Per raggiungere più velocemente la destinazione (guadagno), si era continuamente schiacciato l’acceleratore, avendo però smantellato l’impianto frenante. Tutto procedeva bene, fino quando un rallentamento non ha costretto l’arresto della macchina. Ecco che la troppa velocità (le speculazioni ardite) unito ad un impianto frenante depotenziato (cancellazione leggi e deregolamentazione selvaggia) hanno portato ad un brusco incidente. Anche le cause sui passeggeri (la società) è una metafora della situazione, chi aveva allacciato la cintura di sicurezza e aveva degli airbag si è salvato, chi non aveva protezione ha miseramente affrontato le conseguenze.

pbacco

 

Hacker e pirati, spie e corsari

Il parallelo tra il passato e l’odierno è un continuo richiamo tra congiunzioni e discontinuità.
Nei mari del sei/settecento, pirati e corsari facevano il bello e cattivo tempo sulle rotte che dalle Americhe portavano beni preziosi (soprattutto oro ed argento andino) verso l’Europa. La distinzione tra pirata e corsaro è importante, e serve anche per capire meglio il presente.
I pirati erano un insieme di libere persone che si davano al brigantaggio marittimo. Dotati di vascelli piccoli e veloci, attaccavano i convogli mercantili più lenti ma meglio armati; la stessa tecnica che utilizzano i pirati somali oggigiorno. La società pirata è stata chiamata anche democrazia, perché la ciurma a votazione maggioritaria, in cui ogni singolo membro aveva un voto, eleggeva il comandante; inoltre il capitano poteva essere destituito tramite una votazione contraria sempre votata dall’equipaggio. La stessa divisione del bottino era suddivisa in maniera uniforme tra le varie componenti.
Corsari invece erano dei pirati legalizzati. Attraverso una lettera di corsa, una potenza europea conferiva pieni poteri di depredare le navi delle potenze concorrenti, tralasciando ovviamente di attaccare le proprie navi; una sorta di guerra per corrispondenza, attuata attraverso dei mercenari marittimi.
Il mare del ventunesimo secolo, non è più una distesa marina, bensì è la rete immateriale di internet e oggi, come allora, esistono gli stessi attori ovviamente attualizzati nel mondo moderno. I pirati ora sono hacker informatici, hanno mantenuto una sorta di democrazia, scopo è far rimanere la rete libera; purtroppo esistono anche criminali che cercano profitto.
I corsari moderni sono invece le spie. Personaggi come Snowden, analisti contractor che lavorano nelle agenzie di spionaggio statali.
Se in età moderna gli ambiti bottini erano i metalli preziosi, nel mondo contemporaneo le prede sono le informazioni su tecnologie e strategie degli avversari.

pbacco

E se il terrorismo avesse già vinto?

Domanda retorica e provocatoria, che mi è balenata nella mente già da parecchio tempo, ma che dopo le recenti notizie riguardo il caso datagate, ho deciso di trasformare in post.

Partendo dal fatto che, lo scopo principale delle forze terroristiche, non potendo sconfiggere l’avversario attraverso un’azione militare, è quello come prima cosa di modificare le abitudini dei cittadini provocando terrore e paura, come secondo fine quello di colpire l’economia del nemico cercando di affossarlo sul piano monetario.

Il più grande scontro terroristico contemporaneo è tra l’occidente, incarnato dagli Stati Uniti d’America, ed il fondamentalismo islamico. Scopo di Al Qaeda, e della galassia a lei collegata, è una lotta contro i valori moderni portati dagli occidentali, una conservazione dei valori tradizionali, unita ad una rivalsa verso i rancori del colonialismo in medioriente.

Come detto, non potendo competere con gli eserciti ipertecnologici occidentali, i terroristi hanno lo scopo di destabilizzare i medesimi stati attraverso una guerra economica; Osama Bin Laden dixit: lo scopo di Al Qaeda è minare l’economia americana.

Dopo gli attentati dell’undici settembre la reazione USA è stata indirizzata verso una lotta mondiale al terrorismo. Questo ha portato sul piano internazionale alla creazione di due guerre, una in Afghanistan e l’altra in Iraq (quest’ultima sul piano teorico). Questi due conflitti hanno portato conseguenze nefaste alle casse dello stato, infatti l’aumento del debito pubblico, dovuto alle spese militari unito all’abbassamento dei tassi di interesse sui mutui per stimolare un’economia sotto tono, sono una delle cause della crisi economica del 2008.

Sul piano interno la promulgazione del Patrioct Act, ha permesso l’uso di nuovi strumenti di azione atti a prevenire ulteriori attacchi terroristici. Se questo strumento ha effettivamente impedito un numero imprecisato di attentati, non bisogna mai dimenticare che ha cambiato le abitudini le libertà e la privacy dei cittadini, ricordandoci anche che non hanno del tutto fermato nuovi attentati, vedi esempio di Boston.

Gli obiettivi prefissati dai terroristi sono stati raggiunti. L’economia è in crisi e la potenza americana, anche quella militare, ha risentito una recessione dovuta ai tagli nel bilancio federale; sul piano della psicologia, troviamo una società impaurita e con meno libertà. Insomma una piccola vittoria del fondamentalismo.

In chiusura vorrei sottolineare che, l’adesione al programma PRISM da parte delle aziende di telecomunicazioni o inerenti ad internet è di libero ingresso (infatti per esempio Twitter non aderisce), e non obbligatorio per legge. La strategia governativa sembrerebbe quella di usare una enorme rete a strascico, sperando di raccogliere nella miriade di comunicazioni alcuni indizi provatori; la strategia delle corporation sembrerebbe quella di entrare nel programma per non avere problemi con le autorità, in tutto questo chi ci perde è il cittadino onesto.

pbacco