E bomba o non bomba noi arriveremo a… Tripoli

La riunione sul futuro in Libia, tenutosi a Londra, ha raggrupato i partecipanti della missione internazionale più i paesi arabi, UE, ONU; si è paralato del futuro assetto libico, di una possibile uscita di scena del colonnello, senza però trovare unanimità di intenti.

Intanto sul campo di battaglia continua il pendolo di conquiste e riconquiste, tra un esercito regolare libico in superiorità di armamenti e una milizia rivoltosa, mal coordinata, mal attrezzata e troppo spavalda. I combattenti avanzano cercando di riconquistare più terreno possibile, forse con l’intento di prendere più territorio in vista di una soluzione diplomatica; tuttavia si trovano sempre a dover ritirarsi ogni qual volta vengano contrattaccate dai regolari.

Sul piano internazionale, come già detto, troviamo il regime isolato, senza quasi nessuna carta da giocare, può contare un timido supporto da qualche paese africano e del Venezuela, ma lo spazio per operare è limitato; sul piano interno cerca di consolidare le sue posizioni, tentando di resistere almeno in Tripolitania. Tenere il potere nella sua zona di influenza per poter trattare, ma ne dubito, una via d’uscita consona.

Alla fine bomba o non bomba “arriveremo” a Tripoli (per parafrasare una canzone di Venditti), ma come finirà questa situazione rimane ancora un’incognita.

Interessante articolo apparso su Presseurop.eu “L’ultima carica dell’occidente” scritto da Gideon Rachman; dove apriamo lo sguardo, dal teatro libico agli scenari globali. Analisi del perchè si è intervenuti nel paese arabo, sia per fattori interni, sia dei fattori esterni. Ed è su questi fattori esterni che vorrei soffermarmi; come più volte detto, troviamo nel teatro libico una fotografia del sistema internazionale odierno.

Un’Europa unita solo economicamente, con i suoi membri più potenti, che cercano glorie presenti per ritrovare uno spirito di grandezza ormai perduto, vedi Gran Bretagna e Francia; Italia e Germania sono considerazioni a parte, nate come stati solo nell’800, sono riuscite a diventare delle potenze economiche, ma mai potenze in politica estera. Interessante la notizia che il Brasile si dice pronto a comprare debito della sua ex madre patria, il Portogallo, fatte le dovute proporzioni, rappresenta però la nuova era in cui ci troviamo.

Abbiamo gli Stati Uniti, che per ora rimane l’unica super potenza globale, è alle prese con la più grande crisi economica, senza contare che quella in Libia è il quarto conflitto che si trova a dover affrontare contro un paese arabo dal 2001; è forse dovuto anche a questo la iniziale titubanza verso una missione militare.

La Russia, che cerca di ritrovare la sua posizione internazionale, ma che non vuole e non può esporsi troppo in un teatro di guerra.

Troviamo poi il grande gruppo del BRIC, i paesi ormai ex in via di sviluppo, le nuove potenze mondiali (alcune candidate a diventare super potenze), che guardano più a fattori interni come la crescita economica, e meno all’estero, a meno che non riguardi specificamente aspeti che possono interessare l’economia interna. Sono paesi ancora recalcitranti a prendere il posto delle ex potenze europee; senza contare per esempio che la Cina non è assolutamente interessata ad esprtare valori come democrazia e libertà.

pbacco

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