La realtà è sempre più complicata di quello che sembra

Piccola premessa; un mediocre commentatore politico italiano, viste le sue conoscenze in campo di lotta tra poteri dello stato, pezzi di territorio in mano a famiglie e senza stato, un’intreccio tra politica e affari, una corruzione elevata, una sempre maggiore disparità tra classi, una scuola sempre più inadeguata, si troverebbe a suo agio nel comprendere e commentare la situazione politica africana. Un’ottimo commentatore africano invece, non riuscirebbe a capire la situazione in Italia; stiamo diventando, “leggermente” africani e non stiamo certamente prendendone la parte migliore.

Dopo questo sfogo sull’odierna situazione politica e sociale italiana, torniamo a guardare oltre.

Come scritto nel titolo, osservando soprattutto la politica africana ma in generale tutta quella extra europea, non bisogna mai cadere (ma capita spesso, anche a me) nell’errore di prendere dei contenitori o definizioni occidentali ed incastonarle per spigare quelle realtà.

La situazione in Costa d’Avorio peggiora continuamente, ormai Abidjan è una città chiusa, sottoposta a fuoco incrociato; sono presenti almeno cinque gruppi di forza: ci sono i miliziani fedeli a Ouattara (ma anche loro non sono una forza unica), i sostenitori di Gbagbo, le milizie rionali di protezione, la missione ONU ed infine la missione francese Licorne. In mezzo c’è la popolazione civile, circa quattro milioni di abitanti, che è a corto di cibo, acqua e non può muoversi per non incappare in qualche banda o proiettile vagante. Insomma quella che regna nella capitale economica ivoriana (ma anche nel paese intero) è un’anarchia di potere.

Fonti giornalistiche riportano, a dispetto del pensiero generale, atrocità e violenze commesse da tutte e due le fazioni; è la solita semplificazione nel trasformare una posizione in bene, mentre l’altra è il male. Non dico che questa sia poi tanto lontano dalla verità, Gbagbo è ormai un tiranno senza più potere asserragliato nel suo bunker, ma non bisogna neanche vedere la sua parte come il male assoluto, perchè alla fine magari ci accorgiamo che quello che pensiamo il bene, non sia proprio quello che ci aspetiamo.

Il punto più importante, essendo state elezioni corrette, è che ci troviamo di fronte ad un 46% di popolazione che si è riconosciuta nel suo candidato. Insomma il presidente vincitore si troverà a dover pacificare un paese diviso da più di dieci anni di guerra civile, situazione aggravata dagli ultimi fatti, sapendo altresì che quasi metà della popolazione non lo approva.

pbacco

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