Alta tensione

Rimane ancora alta la tensione in Burkina Faso. Si registrano rivolte di militari anche nelle città, Pȏ situata nel sud del paese, Tenkodogo nell’est del paese e Kaya nella zona centrale.

La peggiore notte è stata quella del 15/16, nella quale sono stati saccheggiati molti negozi; i commercianti hanno sfilato per dimostrare la loro rabbia contro questi saccheggi, alcuni di loro hanno perso tutto.

Le misure di reazione che il presidente ha attuato per cercare di minimizzare le rivolte sono state: lo scioglimento del governo, l’azzeramento dei precedenti capi dell’esercito, sostituendoli con nuovi fedeli, adeguamenti salariali richiesti  della guardia presidenziale.

L’edificio dell’assemblea nazionale è stato colpito dalla rivolta di giovani, così come la sede del Partito per la Democrazia e Progresso (il partito dell’ex primo ministro e del presidente).

Da segnalare anche la prima partecipazione all’ammutinamento da parte della gendarmeria, uno dei reparti più fedeli ed addestrati della pubblica sicurezza (in pratica i nostri Carabinieri, anche se hanno compiti diversi).

Insomma regna una strana aria infiammata, placata solo parzialmente dal coprifuoco imposto nella capitale.

Tuttavia permangono le cause delle sommosse. C’è uno scollamento di fiducia tra governanti e governati, che non può continuare senza creare problemi; se anche si riuscisse a placare, a suon di denaro, la rivolta dei militari, permane comunque un’insoddisfazione giovanile, che vede il futuro in maniera fosca.

pbacco

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