Cade un simbolo, nasce un mito, rimane il pericolo

Con la morte del capo Osama Bin Laden, di certo le attività di Al Qaeda non si fermeranno, in quanto l’organizzazione per sua natura è formata da più gruppi separati ed autonomi. Da questo avvenimento, magari avranno un’impulso ulteriore; una questione è certa, questo avvenimento non decreta la sconfitta di quell’ideologia.

L’operazione statunitense arriva nel momento di sbandamento del radicalismo islamico. In crisi per via del sempre più rigido controllo monetario attuato, che ne limita il sovvenzionamento dai paesi occidentali. In crisi di fronte alle rivoluzioni arabe, dove i giovani sono affascinati da ideali “occidentali” quali democrazia, stato nazionale, aspettative sul futuro; non sui valori della religione, del panarabismo (califfato islamico) e della società tradizionale.

L’avvenimento è comunque epocale, almeno simbolicamente; l’uomo più ricercato al mondo, sfuggito (o aiutato a fuggire) per dieci anni all’esercito ed intelligence più forti e preparati al mondo, è stato ucciso. Questa operazione, segna anche il coronamento del cambio di strategia politica del presidente americano rispetto al predecessore: cioè il coinvolgimento del Pakistan (forte sponsor talebano) nella lotta, diretta e non, al terrorismo. Ruolo chiave che il paese asiatico ha anche per le sorti della guerra nel vicino Afghanistan.

Tralasciando la storia personale di Osama, citando solo che, in alcuni momenti fu usato dalla CIA per scopi contingenti contro l’URSS; un’altra importante novità è la recente integrazione tra intelligence e militari avvenuta negli USA. Pochi giorni fa, c’è stato uno scambio di poltrone tra il gen. Petraeus (ex Pentagono) e Panetta (ex CIA); sembra una notizia minore, invece mostra la sempre maggiore cooperazione tra le varie agenzie federali e l’esercito. Già precedentemente le forze militari svolgevano operazioni segrete di intelligence, ora però avviene una sorta di fusione, per ovviare al cambiamento nel modo di combattere una guerra. Come già detto il nemico è sempre meno un’esercito statale, adesso c’è bisogno di operazioni più mirate, più segrete e meno costose.

Cade un simbolo, che diventerà un mito (per i fanatici), permane il pericolo.

pbacco

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