Mare caldo

Il mare cinese meridionale, uno dei più importanti perni dell’economia mondiale, è diventato anche un’importante snodo geopolitico. Ogni anno da questo lembo di mare transitano il 33% delle merci globali, e una quantità di greggio pari a sei volte quello che passa dal canale di Suez; senza dimenticare che, il fondale custodisce una grossa quantità di petrolio e gas naturale (fonte Avvenire).
È su questo terreno, termometro della visione della politica estera globale cinese, in cui si mostrerà la prossima faccia della tigre asiatica. Sarà ancora un soft power, come tutte le aspiranti potenze, in cui si cercherà la crescita pacifica, rispetto agli attriti coi vicini; o invece prevederà anche l’hard power, come le potenze affermate, cioè anche la possibilità dell’uso della forza per far valere i propri interessi?
In quest’area, che il gigante asiatico considera il giardino di casa, gli interessi economici-politici e di prestigio, sono molteplici e vengono rivendicati da altri attori. Oltre ai paesi geograficamente vicini, Vietnam, Filippine, Myanmar, Malesia Indonesia; troviamo anche paesi come l’India, forse l’unico antagonista regionale, oltre che pessimo vicino, e gli Stati Uniti d’America. Tutte queste nazioni, hanno aumentato gli investimenti negli armamenti, segno di una maggiore paura dei (o di uno in particolare) vicini.
Interessante, è il rapporto tra Hanoi e Pechino. Che le relazioni tra i due non siano amicali, si può notare anche dal riarmo vietnamita, che non vede di buon occhio la proliferazione del vecchio peggior amico; questa militarizzazione, passa anche da armamenti russi e dalla stabilizzazione dei rapporti con gli ex arci-nemici USA. Sì, perché tra i due paesi asiatici, non corre un buon rapporto già dal passato. Rapporti mantenuti tesi, seppur offuscati dalla coltre propagandistica, durante la guerra fredda. È in questo periodo, in cui il Vietnam scegliere come “chioccia” l’URSS. Ora con la rinascita economica, le problematiche riaffiorano; recentemente ci sono state delle scaramucce informatiche, una lotta dovuta proprio alle reciproche rivendicazioni su quest’area. Per ora, la “guerra” è virtuale, a suon di bit, preludio non si capisce ancora di cosa, ma certamente è un segnale dei rapporti tesi tra i due stati.
Insomma, il nuovo status geopolitico del dragone prevederà uno sviluppo pacifico, improntato alla collaborazione, o un’espansione aggressiva, imperniata sulla prevaricazione.

pbacco

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