Piove si mangia… forse

Un detto africano (ma è comune in tutte le società agricole) recita che, quando piove si mangia. Ultimamente però, non è detto che questo sia del tutto vero. Molte novità si sono affacciate nel panorama agricolo, alcune volte sono variabili naturali, altre volte troviamo la mano dell’uomo.

Un generale cambiamento climatico, ha portato ad una variazione delle stagionalità, interrompendo o modificando le normali alternanze tra stagioni secche e stagioni piovose. Anche quando queste stagioni rimangono, sono mutate; così troviamo stagioni secche allungate, oppure piogge torrenziali che distruggono tutto il raccolto. Recente, è lo scarso raccolto in Russia e la sicità nel midwest degli USA, che ha scatenato l’aumento di alcune materie prime anche del 60%.

Un misto causa uomo/natura è l’avanzata delle aree desertiche; il fattore naturale è l’aumento delle temperature che ha portato la diminuzione delle zone verdi, queste variazioni però non sono state contrastate dall’uomo che, pur avendo le conoscenze per limitare questi avvenimenti, non li ha usati a causa di problemi culturali o politici. Ecco che, ad esempio, troviamo in alcuni paesi sub-sahariani alcune popolazioni locali di fede islamica che, non vedendo di buon occhio l’arrivo degli israeliani, che posseggono moderne tecniche di cultura ed irrigazione, hanno rifiutato la collaborazione con essi. Il risultato, è stato l’esclusione della cooperazione israeliana ed un incessante inaridimento dei terreni.

Come cause umane troviamo la speculazione sulle materie prime alimentari. Proprio come per ogni altra merce di scambio, ormai anche questi beni basilari sono entrati nell’ottica del guadagno; una scommessa sui futures, può portare a repentini aumenti ingiustificati.

Altro importante cambiamento è il così detto land grabbing; ovvero l’acaparramento di ingenti fette di territorio, soprattutto in Africa e sud America, da parte di stati esteri. In questo mercato troviamo molto attivi gli emirati mediorentali, sprovvisti di grandi territori fertili su cui coltivare sementi atte al loro fabbisogno. Queste nazioni comprano interi acri per potersi approvigionare direttamente, una sorta di enclave estera, seppur legalmente non extraterritoriale. Uguale sbocco hanno alcune nazioni asiatiche, in questo caso la motivazione è l’enorme popolazione da sfamare.

Altro problema molto sentito, in Asia ed Africa, è il brevetto delle sementi OGM. Il problema non è tanto nelle nuove colture che, in alcuni casi migliorerebbero la rendita; il punto critico è che per comprare le sementi, gli agricoltori devono indebitarsi verso le multinazionali, ed in caso di cattivo raccolto perdono tutto. Senza contare che, questo mercato è quasi monopolio di una sola industria la Monsanto, che può attuare così le sue regole.

La mancanza di investimenti in nuove tecnologie agricole, per migliorare la produttività, sta causando una forte tensione tra domanda ed offerta; per lunghi secoli l’aumento di produzione è stata maggiore che l’aumentare della popolazione, così da rendere un surplus capace di sfamare le persone e bloccare ogni aumento di prezzo. Da qualche tempo questo aumento è inferiore alle richieste crescenti, soprattutto per via dell’aumento della popolazione a livello globale, ma anche per dell’ampliamento, nei paesi in via di sviluppo, delle persone che hanno maggiore capacità di spesa e vogliono un’alimentazione migliore.

Se aggiungiamo il sempre maggior utilizzo di suolo per costruzioni, il depauperamento dei terreni fertili, usati in maniera intensiva fino a farli diventare non più adatti, l’utilizzo di materie prime per produrre biocarburanti, il risultato è di togliere ulteriori risorse all’alimentazione.

Ecco perché, la sola acqua, non assicura più la certezza di un raccolto.

pbacco

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