La/le crisi

Con questo post ho voluto racchiudere, in un unico articolo, tutti i ragionamenti sulla crisi scoppiata nel 2008.

Come prima cosa, ho pensato che il termine la crisi, sia ormai superato. Quella che chiamiamo crisi è in realtà un insieme di crisi: sociale, politica, economica; stranamente è anche la stessa crisi che ha cambiato faccia, da finanziaria e privata ha raggiunto l’industria, infine ha aggredito anche il pubblico con una crisi del debito statale.

È stata più volte associata alla famosa crisi del 1929, ma con questa ha solo dei punti in comune; le tre cause principali, la sottovalutazione del rischio, mancanza di regole e l’avidità umana. Il mondo da allora è profondamente cambiato, l’occidente non è più il perno del mondo, l’economia si è realmente globalizzata, quel poco di stato sociale che è rimasto dopo l’ultra liberalismo ha comunque mitigato alcune situazioni critiche. Per semplificare quella del 29 fu dovuta a fattori di sovrapproduzione, seppur con distorsioni finanziarie; quella odierna è una crisi strutturale.

Partiamo con l’analizzare la sua nascita, che sembrerebbe essere localizzata nel breve periodo, invece possiamo iniziarne ad intravederne le basi almeno trent’anni prima.

Negli anni settanta infatti è cominciato un progressivo abbassamento dei livelli di retribuzione (in valori assoluti), dovuto al progressiva diminuzione della produttività; in poche parole, per compensare la minore produzione pro capite di beni, che avrebbe causato un aumento dei prezzi dei beni e dei servizi, si è incominciato a tagliare le retribuzioni del personale. Il periodo citato è l’inizio del fiorire della nuova ondata di neoliberalismo economico e politico, secondo cui il mercato è sovrano ed è capace di auto limitarsi e regolarsi.

Anni ottanta, si cerca di compensare la perdita di produzione reale, attraverso una spinta verso un’economia finanziaria favorita da una legislazione ed un fisco favorevoli. Questo avviene soprattutto in Gran Bretagna dove si viene a creare uno dei centri più importanti a livello globale, la City di Londra. L’epoca del neoliberismo rampante, dove il libero mercato ha la superiorità su tutto. La regola base è che il mercato è sovrano, detta il prezzo dei beni e dei servizi autoregolamentandosi; sono gli anni delle iperliberalizzazioni e deregolamentazioni di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher.

Negli anni 90, si realizza quella che viene chiamata la bolla di internet; con lo sviluppo delle prime società dedite allo sviluppo di software per il nuovo mercato della rete. Una grossa azione speculativa cerca guadagni facili da questo mercato che è in forte espansione. Quando avviene un primo sgonfiamento delle aspettative, cioè quando scoppia la bolla, la finanza cerca di fare profitto spostando il suo mirino e i capitali verso beni più materiali. Ecco che abbiamo l’inizio della bolla speculativa sulle case. Proprio in questo decennio un’altra valvola di sicurezza viene chiusa; la legge Glass-Steagall act del 1933, che impediva la promisquità delle banche d’affari con quelle commerciali, viene abrogata. L’insieme di quelle regole, nate dopo la crisi del ventinove, sono cadute lasciando il mercato libero da regole e senza freni.

Anni 2000, con la guerra al terrorismo dopo gli attentati negli Stati Uniti, si crea un forte aumento dell’indebitamento statale atto a finanziare le due costose guerre (Afghanistan ed Iraq), ed una politica di tassi dei mutui agevolati adottata dalla FED per stimolare il mercato immobiliare. Soprattutto nella società americana, dove il credito al consumo è presente in grandi quantità, l’aumento del valore degli immobili ha causato un maggiore indebitamento delle famiglie, che si vedevano accrescere la base della garanzia verso nuovi finanziamenti, visto che il valore della casa a garanzia dell’importo aumenta costantemente.

Questo fino al momento in cui le prime persone non hanno potuto più pagare le rate del mutuo, vuoi perché troppo indebitate, o perché avevano perso il lavoro. Con una morosità diffusa e la conseguente diminuzione nelle compravendite delle case, il valore stesso dell’immobile è crollato, le banche che non rientrando degli investimenti fatti, si trovavano con enormi buchi di bilancio.

Lo stato per salvare il sistema bancario, visto che non esiste più una divisione tra banche d’affari e commerciali, quindi per non creare un terremoto nell’economia reale, si indebita ulteriormente dopo l’enorme carico dovuto alle spese militari, spostando la crisi da finanziaria a crisi di debito. In questo periodo avviene un forte attacco speculativo agli stati, specialmente in Europa, ancora priva di un governo comune.

Per semplificare, prendiamo come esempio una macchina. Per raggiungere più velocemente la destinazione (guadagno), si era continuamente schiacciato l’acceleratore, avendo però smantellato l’impianto frenante. Tutto procedeva bene, fino quando un rallentamento non ha costretto l’arresto della macchina. Ecco che la troppa velocità (le speculazioni ardite) unito ad un impianto frenante depotenziato (cancellazione leggi e deregolamentazione selvaggia) hanno portato ad un brusco incidente. Anche le cause sui passeggeri (la società) è una metafora della situazione, chi aveva allacciato la cintura di sicurezza e aveva degli airbag si è salvato, chi non aveva protezione ha miseramente affrontato le conseguenze.

pbacco

 

IPhone and co.

Lunghe file hanno accompagnato l’arrivo dell’oggetto più desiderato del momento; la sesta versione del telefonino più alla moda è ormai giunta.
Senza parlare delle caratteristiche tecniche, la vendita di questo oggetto tecnologico può però rappresentare un’analisi dell’economia e della società odierna, comprensiva di alcuni miti da sfatare.

In molti pensano che i vari iPhone, iPad, iPod, Mac, ecc. siano prodotti dalla Apple; questo è vero solo nella misura della progettazione dell’hardware e nella programmazione del software (es. iOS), cioè il programma che comanda la parte fisica.
La stragrande maggioranza della produzione dei componenti e il successivo assemblamento avviene in Asia. I vari componenti arrivano dai maggiori produttori di componentistica: ST Microelectronics, Samsung (sì, la stessa che ha perso la causa contro Apple, è anche un suo fornitore), Sony, LG ecc. Una produzione di livello globale, con ramificazioni in Europa ma soprattutto fatta in Asia. L’assemblaggio invece, è opera della più grande industria del settore la Foxconn; questa multinazionale taiwanese, che ha tra i propri clienti le più grandi e famose industrie tecnologiche come HP, Nokia, SONY, ecc., ha i suo più grande sito produttivo nella citta di Shenzhen. Qui una città nella città denominata “Foxconn City”, che occupa una superficie di 3 Km2, trovano spazio sia le fabbriche sia i dormitori; in pratica il lavoratore non esce mai dalla fabbrica/città.
La produzione sarebbe potuta avvenire anche in America, infatti è stato calcolato che produrre in America sarebbe costato una cinquantina di dollari in più, cifra che avrebbe comunque consentito un guadagno (argomento trattato successivamente); la decisione di delocalizzare, è stata presa per via della flessibilità dei lavoratori asiatici. La storia riguardante la precedente versione (iPhone 4S) ne è la prova. A poche ore dell’assemblaggio finale, sono state apportate, dalla casa madre, modificate riguardanti alcune specifiche del nuovo schermo a retina; questi cambiamenti hanno richiesto un richiamo immediato di migliaia di lavoratori. Senza tanti problemi i capi turno hanno richiamato al lavoro gli operai che, lavorando tutta notte, sono riusciti a completare il lavoro richiesto nel tempo richiesto per le consegne. La vera arma aggiuntiva, su prodotti di questo livello e di questo costo, non è tanto il minor costo umano, ma la versatilità (la maggior parte delle volte obbligata) dei lavoratori locali.
Varie accuse sono state rivolte, dopo la serie di suicidi, alla multinazionale di Taiwan. L’indignazione ha portando il committente americano ad esigere un migliore trattamento dei dipendenti; resta il fatto che, le migliorie apportate non rappresentano ancora i livelli minimi di garanzia e decenza.

Altra notizia, che non è  molto conosciuta, è che il guadagno effettivo medio di Apple è del 70%; solo il 30% del prezzo di vendita deriva dal costo dei componenti ($200 circa) e della manodopera ($8). Il prezzo di vendita dell’iPhone è di tre volte superiore al costo di produzione, e questo vale per il modello base, per gli altri modelli è ancora superiore. http://www.isuppli.com
Altra differenza, questa però tutta italiana, è che i prezzi praticati nella penisola sono maggiori, di almeno una cinquanta di Euro, rispetto a quelli degli altri paesi europei: la solita filiera (bella) commerciale italiana.
Ormai il telefonino, o come va di moda chiamarlo oggi smartphone, è un status symbol; le file durate tutta notte sono la testimonianza.
La società dell’immagine guarda maggiormente a cosa sta davanti, trascurando quello che rimane dietro: sfruttamento delle risorse, sfruttamento delle persone, ecc.

pbacco

Piove si mangia… forse

Un detto africano (ma è comune in tutte le società agricole) recita che, quando piove si mangia. Ultimamente però, non è detto che questo sia del tutto vero. Molte novità si sono affacciate nel panorama agricolo, alcune volte sono variabili naturali, altre volte troviamo la mano dell’uomo.

Un generale cambiamento climatico, ha portato ad una variazione delle stagionalità, interrompendo o modificando le normali alternanze tra stagioni secche e stagioni piovose. Anche quando queste stagioni rimangono, sono mutate; così troviamo stagioni secche allungate, oppure piogge torrenziali che distruggono tutto il raccolto. Recente, è lo scarso raccolto in Russia e la sicità nel midwest degli USA, che ha scatenato l’aumento di alcune materie prime anche del 60%.

Un misto causa uomo/natura è l’avanzata delle aree desertiche; il fattore naturale è l’aumento delle temperature che ha portato la diminuzione delle zone verdi, queste variazioni però non sono state contrastate dall’uomo che, pur avendo le conoscenze per limitare questi avvenimenti, non li ha usati a causa di problemi culturali o politici. Ecco che, ad esempio, troviamo in alcuni paesi sub-sahariani alcune popolazioni locali di fede islamica che, non vedendo di buon occhio l’arrivo degli israeliani, che posseggono moderne tecniche di cultura ed irrigazione, hanno rifiutato la collaborazione con essi. Il risultato, è stato l’esclusione della cooperazione israeliana ed un incessante inaridimento dei terreni.

Come cause umane troviamo la speculazione sulle materie prime alimentari. Proprio come per ogni altra merce di scambio, ormai anche questi beni basilari sono entrati nell’ottica del guadagno; una scommessa sui futures, può portare a repentini aumenti ingiustificati.

Altro importante cambiamento è il così detto land grabbing; ovvero l’acaparramento di ingenti fette di territorio, soprattutto in Africa e sud America, da parte di stati esteri. In questo mercato troviamo molto attivi gli emirati mediorentali, sprovvisti di grandi territori fertili su cui coltivare sementi atte al loro fabbisogno. Queste nazioni comprano interi acri per potersi approvigionare direttamente, una sorta di enclave estera, seppur legalmente non extraterritoriale. Uguale sbocco hanno alcune nazioni asiatiche, in questo caso la motivazione è l’enorme popolazione da sfamare.

Altro problema molto sentito, in Asia ed Africa, è il brevetto delle sementi OGM. Il problema non è tanto nelle nuove colture che, in alcuni casi migliorerebbero la rendita; il punto critico è che per comprare le sementi, gli agricoltori devono indebitarsi verso le multinazionali, ed in caso di cattivo raccolto perdono tutto. Senza contare che, questo mercato è quasi monopolio di una sola industria la Monsanto, che può attuare così le sue regole.

La mancanza di investimenti in nuove tecnologie agricole, per migliorare la produttività, sta causando una forte tensione tra domanda ed offerta; per lunghi secoli l’aumento di produzione è stata maggiore che l’aumentare della popolazione, così da rendere un surplus capace di sfamare le persone e bloccare ogni aumento di prezzo. Da qualche tempo questo aumento è inferiore alle richieste crescenti, soprattutto per via dell’aumento della popolazione a livello globale, ma anche per dell’ampliamento, nei paesi in via di sviluppo, delle persone che hanno maggiore capacità di spesa e vogliono un’alimentazione migliore.

Se aggiungiamo il sempre maggior utilizzo di suolo per costruzioni, il depauperamento dei terreni fertili, usati in maniera intensiva fino a farli diventare non più adatti, l’utilizzo di materie prime per produrre biocarburanti, il risultato è di togliere ulteriori risorse all’alimentazione.

Ecco perché, la sola acqua, non assicura più la certezza di un raccolto.

pbacco

Non di solo PIL vive l’uomo

“Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari…”

Robert Kennedy

Robert Kennedy. Discorso sul PIL. Original Speech (it sub.)

 

Il famoso discorso, pronunciato presso l’Università del Kansas nel 1968 dal senatore Robert Kennedy, fratello del compianto presidente J.F. Kennedy, che allora era in lizza per la presidenza in campo democratico, ci spiega come il semplice indice numerico della ricchezza prodotta da un paese non rispecchia realmente la società. È pur vero che, in linea teorica, con l’aumentare della ricchezza aumenta l’aspettativa di vita, così come il livello di istruzione; quello che però non ci viene mostrato è come questa ricchezza viene ripartita, da dove questa ricchezza arriva, non ci quantifica il volontariato, non qualifica i rapporti tra le persone nè il rapporto tra l’uomo e la natura.
L’uomo, essere fatto di carne, è accompagnato da una parte immateriale; senza una buona armonia tra le due non c’è un reale miglioramento della condizione umana.

pbacco

C’è del marcio nella finanza

Parafrasando una celebre frase dell’Amleto, si potrebbe affermare che: C’è del marcio in finanza.

Beh, questo lo si era capito già prima, quest’inchiesta, andata in onda ieri sera su Report, ne è una conferma, con fatti, persone, date.
Non commento, perchè vi consiglio vivamente di guardare il servizio. Report EFFETTO VALANGA

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Un piccolo estratto della parte che più ci interessa (trovate il file completo in PDF nella stessa pagina linkata):

Stati Uniti. Strade del New Hampshire. Qui abita un ex sicario dell’economia. E’ lui chesi definisce così. John Perkins, economista al servizio del governo del suo paese.

JOHN PERKINS

Prima erano le organizzazioni religiose a guidare il mondo, poi i governi. Ora è il momento delle grandi corporations: controllano gli affari di tutto il mondo, hanno relazioni con i cinesi, i taiwanesi, i palestinesi, pakistani, indiani… non importa chi siano o no i politici o cosa fanno, loro vogliono risorse e mercati e faranno di tutto per controllarli.

MICHELE BUONO – FUORI CAMPO

Parigi. Fidel Toe. Un tempo era ministro. Germaine Nassouri, alto commissario. Erano i primi anni ‘80 e lavoravano in Burkina Faso con il presidente Thomas Sankara.

THOMAS SANKARA

Le origini del nostro debito risalgono al colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Noi non centriamo niente con questo debito, quindi non possiamo pagarlo.

MICHELE BUONO – FUORI CAMPO

E ancora un altro obiettivo: farcela da soli, bastare a se stessi e non prendere soldi dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale.

GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO

Se si dipende economicamente da qualcuno la tua parola non è più libera. Thomas non voleva indebitarsi perché con quei tassi di interesse alla fine non sarebbe stato possibile nemmeno pagare gli stipendi agli statali.

FIDEL TOE – MINISTRO DEL LAVORO (1983-1987) BURKINA FASO

Degli economisti ci spiegarono che non è mai successo che un paese si sia sviluppato con i soldi del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Non appena vi finanziano – ci spiegarono – vi presentano le condizioni: privatizzate questo, privatizzate quello. E alla fine privatizzare vuol dire gettare tante persone sul lastrico: si tagliano posti di lavoro, crescono i prezzi e il paese decade.

[…]

MICHELE BUONO – FUORI CAMPO

Il Presidente Sankara non volle indebitarsi e ci riuscì. Il Burkina Faso cominciò a camminare sulle sue gambe facendosi bastare quello che aveva.

GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO

Abbiamo organizzato i contadini in cooperative per renderli più forti a livello di produzione e i commercianti in gruppi di consumo per realizzare al massimo il settore e, contemporaneamente, abbiamo incitato la popolazione a consumare prodotti locali.
Con questo siamo riusciti a creare delle risorse.

MICHELE BUONO

E che ci avete fatto?

GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO

Queste risorse le abbiamo investite nella scuola: la scolarizzazione è salita dal 16 al 28 percento. Abbiamo vaccinato 2 milioni di bambini e in 3 anni la speranza di vita è passata da 47 a 50 anni. Abbiamo fatto delle economie e ci siamo riusciti.

MICHELE BUONO

Che significa “sicario dell’economia”? É questo il suo mestiere?

JOHN PERKINS

Fui arruolato come economista dall’Agenzia della Sicurezza Nazionale. Il mio compito era quello di far indebitare i paesi che puntavamo- in Africa e in America Latina- proponendo impianti industriali, o autostrade e poi, predisponendo una richiesta di prestito alla Banca Mondiale. Soldi che prendevano le nostre organizzazioni per iniziare i lavori. Ai paesi in questioni rimaneva solo un grande debito che non riuscivano a ripagare. A questo punto ritornavo in quei paesi e dicevo “ ehi, non puoi riparare il tuo debito? Allora vendi alle nostre Corporations a poco prezzo, il tuo petrolio senza restrizioni sociali o ambientali o vota per noi nelle prossime elezioni alle nazioni unite”.

MICHELE BUONO

Come faceva a convincere i suoi interlocutori?

JOHN PERKINS

La prima mossa è sempre quella della persuasione dei leader. Dicevo “ehi Mr President … vedi … in questa tasca ho un paio di milioni di dollari per te e la tua famiglia, ma se scegli di non partecipare, in quest’ altra tasca ho una pistola e ti posso far fuori!”. I presidenti capivano molto bene.

MICHELE BUONO

E se non volevano capire?

JOHN PERKINS

Diversamente, entravano in azione gli agenti della CIA per rovesciare il governo o assassinare i loro leader. E se andava male anche questa, tipo Saddam Hussein in Iraq, entravano in azione i militari. Sono strategie legate più agli interessi delle Corporations che non della Nazione.

MICHELE BUONO

E allora quando muoiono i soldati per chi muoiono?

JOHN PERKINS

I nostri soldati in Afghanistan, in Iraq o in altri posti, non stanno combattendo o morendo per patriottismo; molti ci credono ma in realtà, servono gli interessi delle Corporations.

THOMAS SANKARA (DISCORSO)

Signor Presidente, vorrei che fosse la conferenza a dire che non possiamo pagare il debito per consacrare le nostre magre risorse a progetti di sviluppo. Se è solo il Burkina Faso a dirlo, non sarò qui alla prossima conferenza!

MICHELE BUONO – FUORI CAMPO

Tre mesi dopo il Presidente Sankara fu assassinato. Fine del sogno di un paese che poteva bastare a se stesso.

MICHELE BUONO

Fu una coincidenza?

FIDEL TOE – MINISTRO DEL LAVORO (1983-1987) BURKINA FASO

Non credo che si sia trattato di una coincidenza, anche i francesi lo dicevano: Sankara disturbava.

MICHELE BUONO

Qual è la sua opinione?

JOHN PERKINS

Si oppose pubblicamente al Fondo Monetario Internazionale, alle banche e ai sicari dell’economia, quindi non mi sorprende che fu assassinato. Sono esempi che servono a far capire a tutti gli altri che non la scamperanno se si comporteranno nello stesso modo.

 

Thomas Sankara
Thomas Sankara

È una crisi africana con cause occidentali

Il titolo è provocatorio, ma contiene anche una verità; riprendo il discorso, iniziato nel post sulle cause delle rivoluzioni nei paesi islamici. Questa volta allargheremo lo sguardo anche alla recente crisi in Burkina Faso.

Come già detto, essendo portatore della visione pluricasuale, cioè che un dato avvenimento è causato da più fattori, elencherò le varie forze che agiscono in queste crisi.

Crisi sociale, nazioni con una popolazione media molto giovane sotto i 25 anni, più propensa alle novità e dinamica verso le nuove tecnologie. Con la costruzione di una scuola minima garantita, almeno nelle città (anche se non per tutti) una sempre maggiore fetta di popolazione ha le possibilità di conoscere e imparare nuovi saperi, così da potersi emancipare mentalmente dalle tradizioni delle generazioni precedenti. Insomma, troviamo sì in queste società ancora retaggi passati di cultura tradizionale, affiancata però da una nuova generazione che ha delle conoscenze dei propri diritti e capacità enormemente superiori rispetto ai genitori; se poi aggiungimo il sempre più diffondersi di costumi occidentali, troviamo uno scollamento, per non dire una frattura, tra le due età. Giovani immersi nel mondo globale conoscono meglio di altri gli avvenimenti esterni, senza più la censura (sia quella statale, sia quella famigliare).

Crisi economica, per via della crisi globale, derivata da quella statunitense, si sono create delle speculazioni su beni primari; avendo perso la bolla finanziaria, i fondo monetari si sono spostati su quelli più reali, materie prime, sia agricole che minerarie. Se poi aggiungiamo che, con la lenta ripresa dei consumi energetici e l’aggiunta delle crisi nei paesi produttori di petrolio, troviamo un’aumento del prezzo del greggio che è la fonte di maggior costo nella produzione agricola: non solo pesticidi, ma anche trasporti. In aggiunta troviamo una politica, sia europea che statunitense, propensa nel proteggere e finanziare, il mercato agricolo interno; la causa è che alcune volte è più vantaggioso importare merce europea in africa, che non comprare direttamente da produttori locali, questo anche per via di una rete di trasporti deficitaria, che non consente un veloce spostamento delle merci tra località diverse. Indebolire l’agricoltura in Africa vuol dire indebolire l’80% della popolazione che vive (o sopravvive) di agricoltura. Sullo sfondo c’è sempre una povertà, alcune volte estrema, con una disoccupazione elevatissima.

Crisi politica, troviamo salve rare eccezzioni, una classe politica tribale, che cerca sempre di portare favori alla famiglia/tribù di apparteneza. Una corruzione diffusa che non permette l’emergere di novità, ma premia le amicizie rispetto i meriti.  Insomma c’è uno scollamento tra società civile e governanti, un solco che non permette più al potere politico di intercettare le istanze della popolazione, acuendo una situazione già delicata.

Nel caso burkinabè bisogna aggiungere la crisi ivoriana. Non essendo un paese rivierasco, il Burkina Faso per potersi approviggionare di qualsiasi merce importata, deve dipendere da uno dei paesi a sud, che hanno una possibilità di porto; essendo fortemente legata economicamente, socialmente e viabilisticamente con la Costa d’Avorio, la sua crisi di questo paese ha inevitabilmente portato un peggioramento anche nel vicino ex-Alto Volta. Non solo, da quando la crisi ad Abidjan si è acuita, anche l’approviggionamento di elettricità è venuto a mancare, causando uno scompenso di energia che ha portando alla razzionalizzazione della corrente. Troviamo altresì una cristallizzazione del potere, nelle mani della stessa persona, che ha già cambiato la costituzione due volte per potersi farsi  rieleggere; non contento vuole ricambiarla per giustificare la sua partecipazione nel 2015 alle prossime elezioni.

pbacco

Pecunia non olet

Interessante articolo apparso su The Wall Street Journal, spiega come la tecnologia impiegata dai governi arabi per censurare internet, provenga da ditte occidentali. Non unico esempio, giusto per dimostrare che neanche noi siamo immuni, riecco l’articolo tratto da Corriere.it , un bel esempio di tecnologia militare italiana, venduta ai libici.

Altro esempio importante, che ha creato anche qualche problema diplomatico, è stato il famoso affare Google in Cina; con il motore di ricerca che pur avendo i server ad Hong Kong, dove vige una legislazione diversa dal continente, pur di non perdere il grosso business cinese, si piegava al volere del governo di Pechino.

Sono solo alcuni esempi, ma purtroppo non unici, di come il famoso detto latino: “il denaro non puzza”, sia ancora ben radicato nella cultura affaristica mondiale.

http://online.wsj.com/

http://www.corriere.it/

Alla fine su alcuni aspetti l’uomo, sia ben inteso in senso generale, non è mai cambiato dal tempo dei romani; azzarderei nel dire dalla sua nascita.

pbacco