Oltre la barca c’è di più

Prosegue, con questo secondo post, la serie di collaborazioni tra il blog ed altre personalità; oggi con l’aiuto, anche grammaticale, di un’amica parleremo dell’immigrazione.

Il tutto parte dalla visione del film “Come un uomo sulla terra”, pellicola del 2008 con regia africana. Per fare un piccolo riassunto, si può dire che il lungometraggio tratta le storie e disavventure che gli immigrati africani (in questo caso eritrei ed etiopi) sopportano per raggiungere l’Europa. È uno scoprire cosa c’è dietro la semplice foto, o servizio del telegiornale, riguardo le carrette del mare che trasportano centinaia di migranti sulle coste italiane. Il background del viaggio, dei sogni, delle sofferenze che uomini e donne attraversano per cercare altro, che il più delle volte è solo una migliore situazione economica, una migliore situazione ambientale.

Partiamo con l’analizzare il titolo del film: ci indica che le aspettative, i sogni, i bisogni sono unici sulla terra e comprendono tutto il genere umano indistintamente.

Una delle prime scene è il monologo del protagonista che parla della sua vita: laureato in giurisprudenza ha dovuto lasciare il suo paese per via della guerra tra Etiopia ed Eritrea. Analogamente ad altre storie, i fattori guerra e carestia sono uno dei principali motori di emigrazione. Una frase molto importante, detta dal nostro accompagnatore, è quella secondo cui non ha scelto di emigrare ma è stato costretto. Questa massa di persone si sposta, il più delle volte, per fattori esterni alla loro volontà. Per intenderci, se potessero, rimarrebbero volentieri nei paesi d’origine. Sono fattori esterni, molto più grandi. Problemi che, una singola persona, una comunità, una tribù, non riescono a controllare; alcune volte sono meccanismi persino più grandi di uno stato.

Analizzato il perché della partenza, spieghiamo il viaggio. Tramite intermediari, si crea un gruppo di persone, di solito i più giovani e robusti, che, avendo alle spalle tutti i risparmi di una intera famiglia (quella allargata africana comprende anche gli zii), vengono instradati dai paesi d’origine, in questo caso il corno d’Africa, verso il Sudan, il vero raggruppatore di disperati. È in questo disgraziato stato africano dove mercanti di uomini raccolgono persone da tutta l’Africa orientale. I migranti vengono caricati su jeep stracariche e qualche volta camion, per poter così attraversare il deserto. Con un viaggio a base di stenti, senza neanche un momento per riposare, la parola d’ordine è “velocità” per poter eludere i controlli che la polizia libica effettua lungo le rotte migratorie.

Le basi di arrivo sono situate presso Bengazi: sono semplicemente delle case private dove le persone vengono stipate in attesa del prossimo viaggio verso Tripoli. Nella malaugurata casualità che vengano scoperti dalla polizia, la fine è una reclusione, senza fine temporale, presso le “carceri” libiche. Finito questo periodo, vengono nuovamente stipati in container per essere trasportati, dopo un viaggio di dieci ore, senza acqua, soste e spazio sufficiente, presso la prigione al confine col Sudan. Qui attendono, senza cure sanitarie né garanzie umanitarie, il loro destino.

Una volta deciso il rimpatrio, almeno quello formale, concordato tramite il trattato tra l’Italia ed i paesi di provenienza, avviene la scarcerazione. Rilascio che mai avviene veramente, la polizia libica semplicemente vende, a trafficanti di uomini, i migranti; la somma è sempre più o meno la stessa trenta denari. Non importa che tu sia maschio o femmina, giovane o meno giovane, abile oppure provato; la vendita avviene comunque, semplicemente per il fatto che, il commerciante di uomini lucra facendo rientrare il disperato nella tratta. Attrezzati con telefoni cellulari, fanno chiamare casa, dove viene chiesto di inviare una cifra elevata per poter ritentare la fortuna verso Tripoli. Quando viene recapitato il denaro, il viaggio riprende il suo iter verso la capitale libica. In questo caso abbiamo due possibilità, o il viaggio continua a buon fine, allora l’immigrato viene consegnato agli scafisti, che lo porteranno a Malta o in Italia; oppure come spesso accade, si è di nuovo riacciuffati dalla polizia libica, in questo caso ricomincia la peregrinazione. Alcune persone, sono state catturate e rivendute fino a sette volte.

Una sorta di lotta tra guardie e ladri; dove però, le guardie (almeno una parte) sono ladri, mentre i ladri sono, per la stragrande maggioranza, brave persone.

Ecco spiegato, cosa si nasconde dietro una semplice carretta del mare; storie di uomini portatori di speranza, dolore, amicizia, sfruttamento, amore e odio.

Ecco spiegato perché, considerano l’Europa un sogno; ecco perché l’Italia, pur coi suoi problemi, è realmente il paradiso in terra.

Gli ultimi avvenimenti in Libia non hanno di certo migliorato la situazione, con un governo centrale ancora debole il diritto non è certo la preoccupazione principale. Bisogna aggiungere che nella guerra civile Gheddafi ha fatto largo uso di mercenari provenienti dal continente; questo ha causato un risentimento popolare verso i “neri”, inglobati tutti sotto la sigla mercenario collaborazionista, sono discriminati anche se nella maggior parte delle volte si tratta di immigrati irregolari che tentavano la fuga in Europa oppure popolazione che risiedeva nel paese da parecchio tempo.

Solo un uomo, solo un pezzo di terra, solo una piccola storia in un mare di atrocità.

Bisogna infatti considerare che oltre a questa rotta migratoria, ne esistono parecchie altre, più sottaciute, alcune perché non ci riguardano direttamente, altre perché sono più discrete e meno evidenti dei barconi. Basti citare quella parallela, che dall’Africa dell’ovest porta verso la stessa le Canarie; quella che dal sud-centro America spinge verso gli Stati Uniti; quella tra l’Afghanistan e l’Europa; quella tra la Birmania e la Thailandia; dal Nepal all’India.

Ultimo dato, solo circa il 20% degli irregolari presenti sul suolo nazionale entra in Italia clandestinamente, via nave o terra; la maggioranza, arriva tramite regolari visti turistici, per poi rimanere anche quando il permesso ha cessato la validità.

pbacco e Morgana

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Il mondo che (non) crede

Questo non vuole essere un post critico nei confronti della società attuale, né un’analisi della crisi religiosa contemporanea; vuole solo analizzare in quali ambiti la parola fiducia rientra tra le caratteristiche principali.

Fiducia è un atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Provate a pensare quando prendete un aereo. Inconsciamente vi fidate che il pilota sia nelle capacità di pilotare l’aereo, che quindi abbia preso la licenza di volo e che sia fisicamente adatto a svolgere il proprio mestiere. Altresì avrete fiducia nella società di trasporto che ha in opera la manutenzione del velivolo, che quindi abbia svolto tutte le revisioni opportune.

Si è portati a pensare che la fiducia riguardi solo la sfera personale o quella della religione; in fondo fiducia e fede (credere) sono sinonimi. Questo è sicuramente vero, ma non esaurisce completamente gli ambiti trattabili.

Società

Essendo un animale di gruppo, l’uomo deve affidarsi ad altri individui simili per soddisfare i propri bisogni, siano essi materiali sia immateriali. Alla base di ogni relazione, sia essa lavorativa o affettiva (amore e amicizia), la fiducia è il legame fondamentale, senza la quale non è possibile stabilire una relazione continuativa. Il rapportarci verso l’altro, per far si che la collaborazione continui, deve comprendere la sicurezza e la tranquillità, il credere nell’altro. Anche la pubblicità lavora su questo piano, compriamo maggiormente beni da aziende famose, perché abbiamo più fiducia nel marchio e quindi nella qualità del bene acquistato.

Politica

La fiducia nel campo della politica è la rappresentanza verso un’istituzione o una persona, il sentirsi rappresentato da una figura o da un ente. Questo è maggiormente vero nel nostro sistema democratico, dove l’elezione si basa sulla fiducia verso un rappresentante da parte del rappresentato. Quando tra le aspettative e i risultati si viene a creare un divario troppo elevato, la fiducia cala e quindi la stessa democrazia è in pericolo. La fiducia, è anche l’atto fondamentale che segna la nascita del governo. La votazione del parlamento (espressione del volere dei cittadini) da il mandato (attraverso il voto e la fiducia) al governo (potere esecutivo) di attuare le norme e leggi emanate.

Economia

Sembra strano ma anche alla base dell’economia vige la fiducia. Tutta l’economia finanziaria si fonda sul credere. Pensate ai prestiti bancari, sono una fiducia (seppur calcolata) che il prestatore riavrà indietro i soldi prestati. Stesso discorso vale per la spiegazione del famoso spread, cioè il differenziale tra i BTP e i Bund tedeschi; alla base c’è sempre la fiducia che gli investitori hanno dello stato che emetti i titoli di credito, più uno stato è insolvente più il costo per procurarsi il denaro è maggiore. Anche alla base della creazione della moneta stessa, c’è la parola fiducia. Lo Stato (o ente) che emette la moneta garantisce (cioè pone fiducia) che quel pezzo di metallo o carta avrà lo stesso valore e spendibilità verso altri soggetti.

Un mondo che non crede più (non ha più fiducia) nel prossimo, che non ha più fiducia nelle istituzioni e non ha più fiducia nell’economia è una società destinata ad atrofizzarsi e morire lentamente.

La crisi attuale è per prima cosa una sfiducia economica, politica e sociale.

pbacco

La/le crisi

Con questo post ho voluto racchiudere, in un unico articolo, tutti i ragionamenti sulla crisi scoppiata nel 2008.

Come prima cosa, ho pensato che il termine la crisi, sia ormai superato. Quella che chiamiamo crisi è in realtà un insieme di crisi: sociale, politica, economica; stranamente è anche la stessa crisi che ha cambiato faccia, da finanziaria e privata ha raggiunto l’industria, infine ha aggredito anche il pubblico con una crisi del debito statale.

È stata più volte associata alla famosa crisi del 1929, ma con questa ha solo dei punti in comune; le tre cause principali, la sottovalutazione del rischio, mancanza di regole e l’avidità umana. Il mondo da allora è profondamente cambiato, l’occidente non è più il perno del mondo, l’economia si è realmente globalizzata, quel poco di stato sociale che è rimasto dopo l’ultra liberalismo ha comunque mitigato alcune situazioni critiche. Per semplificare quella del 29 fu dovuta a fattori di sovrapproduzione, seppur con distorsioni finanziarie; quella odierna è una crisi strutturale.

Partiamo con l’analizzare la sua nascita, che sembrerebbe essere localizzata nel breve periodo, invece possiamo iniziarne ad intravederne le basi almeno trent’anni prima.

Negli anni settanta infatti è cominciato un progressivo abbassamento dei livelli di retribuzione (in valori assoluti), dovuto al progressiva diminuzione della produttività; in poche parole, per compensare la minore produzione pro capite di beni, che avrebbe causato un aumento dei prezzi dei beni e dei servizi, si è incominciato a tagliare le retribuzioni del personale. Il periodo citato è l’inizio del fiorire della nuova ondata di neoliberalismo economico e politico, secondo cui il mercato è sovrano ed è capace di auto limitarsi e regolarsi.

Anni ottanta, si cerca di compensare la perdita di produzione reale, attraverso una spinta verso un’economia finanziaria favorita da una legislazione ed un fisco favorevoli. Questo avviene soprattutto in Gran Bretagna dove si viene a creare uno dei centri più importanti a livello globale, la City di Londra. L’epoca del neoliberismo rampante, dove il libero mercato ha la superiorità su tutto. La regola base è che il mercato è sovrano, detta il prezzo dei beni e dei servizi autoregolamentandosi; sono gli anni delle iperliberalizzazioni e deregolamentazioni di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher.

Negli anni 90, si realizza quella che viene chiamata la bolla di internet; con lo sviluppo delle prime società dedite allo sviluppo di software per il nuovo mercato della rete. Una grossa azione speculativa cerca guadagni facili da questo mercato che è in forte espansione. Quando avviene un primo sgonfiamento delle aspettative, cioè quando scoppia la bolla, la finanza cerca di fare profitto spostando il suo mirino e i capitali verso beni più materiali. Ecco che abbiamo l’inizio della bolla speculativa sulle case. Proprio in questo decennio un’altra valvola di sicurezza viene chiusa; la legge Glass-Steagall act del 1933, che impediva la promisquità delle banche d’affari con quelle commerciali, viene abrogata. L’insieme di quelle regole, nate dopo la crisi del ventinove, sono cadute lasciando il mercato libero da regole e senza freni.

Anni 2000, con la guerra al terrorismo dopo gli attentati negli Stati Uniti, si crea un forte aumento dell’indebitamento statale atto a finanziare le due costose guerre (Afghanistan ed Iraq), ed una politica di tassi dei mutui agevolati adottata dalla FED per stimolare il mercato immobiliare. Soprattutto nella società americana, dove il credito al consumo è presente in grandi quantità, l’aumento del valore degli immobili ha causato un maggiore indebitamento delle famiglie, che si vedevano accrescere la base della garanzia verso nuovi finanziamenti, visto che il valore della casa a garanzia dell’importo aumenta costantemente.

Questo fino al momento in cui le prime persone non hanno potuto più pagare le rate del mutuo, vuoi perché troppo indebitate, o perché avevano perso il lavoro. Con una morosità diffusa e la conseguente diminuzione nelle compravendite delle case, il valore stesso dell’immobile è crollato, le banche che non rientrando degli investimenti fatti, si trovavano con enormi buchi di bilancio.

Lo stato per salvare il sistema bancario, visto che non esiste più una divisione tra banche d’affari e commerciali, quindi per non creare un terremoto nell’economia reale, si indebita ulteriormente dopo l’enorme carico dovuto alle spese militari, spostando la crisi da finanziaria a crisi di debito. In questo periodo avviene un forte attacco speculativo agli stati, specialmente in Europa, ancora priva di un governo comune.

Per semplificare, prendiamo come esempio una macchina. Per raggiungere più velocemente la destinazione (guadagno), si era continuamente schiacciato l’acceleratore, avendo però smantellato l’impianto frenante. Tutto procedeva bene, fino quando un rallentamento non ha costretto l’arresto della macchina. Ecco che la troppa velocità (le speculazioni ardite) unito ad un impianto frenante depotenziato (cancellazione leggi e deregolamentazione selvaggia) hanno portato ad un brusco incidente. Anche le cause sui passeggeri (la società) è una metafora della situazione, chi aveva allacciato la cintura di sicurezza e aveva degli airbag si è salvato, chi non aveva protezione ha miseramente affrontato le conseguenze.

pbacco

 

Hacker e pirati, spie e corsari

Il parallelo tra il passato e l’odierno è un continuo richiamo tra congiunzioni e discontinuità.
Nei mari del sei/settecento, pirati e corsari facevano il bello e cattivo tempo sulle rotte che dalle Americhe portavano beni preziosi (soprattutto oro ed argento andino) verso l’Europa. La distinzione tra pirata e corsaro è importante, e serve anche per capire meglio il presente.
I pirati erano un insieme di libere persone che si davano al brigantaggio marittimo. Dotati di vascelli piccoli e veloci, attaccavano i convogli mercantili più lenti ma meglio armati; la stessa tecnica che utilizzano i pirati somali oggigiorno. La società pirata è stata chiamata anche democrazia, perché la ciurma a votazione maggioritaria, in cui ogni singolo membro aveva un voto, eleggeva il comandante; inoltre il capitano poteva essere destituito tramite una votazione contraria sempre votata dall’equipaggio. La stessa divisione del bottino era suddivisa in maniera uniforme tra le varie componenti.
Corsari invece erano dei pirati legalizzati. Attraverso una lettera di corsa, una potenza europea conferiva pieni poteri di depredare le navi delle potenze concorrenti, tralasciando ovviamente di attaccare le proprie navi; una sorta di guerra per corrispondenza, attuata attraverso dei mercenari marittimi.
Il mare del ventunesimo secolo, non è più una distesa marina, bensì è la rete immateriale di internet e oggi, come allora, esistono gli stessi attori ovviamente attualizzati nel mondo moderno. I pirati ora sono hacker informatici, hanno mantenuto una sorta di democrazia, scopo è far rimanere la rete libera; purtroppo esistono anche criminali che cercano profitto.
I corsari moderni sono invece le spie. Personaggi come Snowden, analisti contractor che lavorano nelle agenzie di spionaggio statali.
Se in età moderna gli ambiti bottini erano i metalli preziosi, nel mondo contemporaneo le prede sono le informazioni su tecnologie e strategie degli avversari.

pbacco

E se il terrorismo avesse già vinto?

Domanda retorica e provocatoria, che mi è balenata nella mente già da parecchio tempo, ma che dopo le recenti notizie riguardo il caso datagate, ho deciso di trasformare in post.

Partendo dal fatto che, lo scopo principale delle forze terroristiche, non potendo sconfiggere l’avversario attraverso un’azione militare, è quello come prima cosa di modificare le abitudini dei cittadini provocando terrore e paura, come secondo fine quello di colpire l’economia del nemico cercando di affossarlo sul piano monetario.

Il più grande scontro terroristico contemporaneo è tra l’occidente, incarnato dagli Stati Uniti d’America, ed il fondamentalismo islamico. Scopo di Al Qaeda, e della galassia a lei collegata, è una lotta contro i valori moderni portati dagli occidentali, una conservazione dei valori tradizionali, unita ad una rivalsa verso i rancori del colonialismo in medioriente.

Come detto, non potendo competere con gli eserciti ipertecnologici occidentali, i terroristi hanno lo scopo di destabilizzare i medesimi stati attraverso una guerra economica; Osama Bin Laden dixit: lo scopo di Al Qaeda è minare l’economia americana.

Dopo gli attentati dell’undici settembre la reazione USA è stata indirizzata verso una lotta mondiale al terrorismo. Questo ha portato sul piano internazionale alla creazione di due guerre, una in Afghanistan e l’altra in Iraq (quest’ultima sul piano teorico). Questi due conflitti hanno portato conseguenze nefaste alle casse dello stato, infatti l’aumento del debito pubblico, dovuto alle spese militari unito all’abbassamento dei tassi di interesse sui mutui per stimolare un’economia sotto tono, sono una delle cause della crisi economica del 2008.

Sul piano interno la promulgazione del Patrioct Act, ha permesso l’uso di nuovi strumenti di azione atti a prevenire ulteriori attacchi terroristici. Se questo strumento ha effettivamente impedito un numero imprecisato di attentati, non bisogna mai dimenticare che ha cambiato le abitudini le libertà e la privacy dei cittadini, ricordandoci anche che non hanno del tutto fermato nuovi attentati, vedi esempio di Boston.

Gli obiettivi prefissati dai terroristi sono stati raggiunti. L’economia è in crisi e la potenza americana, anche quella militare, ha risentito una recessione dovuta ai tagli nel bilancio federale; sul piano della psicologia, troviamo una società impaurita e con meno libertà. Insomma una piccola vittoria del fondamentalismo.

In chiusura vorrei sottolineare che, l’adesione al programma PRISM da parte delle aziende di telecomunicazioni o inerenti ad internet è di libero ingresso (infatti per esempio Twitter non aderisce), e non obbligatorio per legge. La strategia governativa sembrerebbe quella di usare una enorme rete a strascico, sperando di raccogliere nella miriade di comunicazioni alcuni indizi provatori; la strategia delle corporation sembrerebbe quella di entrare nel programma per non avere problemi con le autorità, in tutto questo chi ci perde è il cittadino onesto.

pbacco

Il medioevo oggi

Il medioevo, ritenuto sin dalle epoche successive un momento buio, un periodo medio, tra lo splendore dell’impero Romano e la magnificenza del rinascimento, ha invece caratteristiche differenti e tutt’altro che pessime.

Queste invenzioni o usanze sono tuttora presenti nella nostra cultura, alcune sono immutate, altre hanno subito un cambiamento; con questo breve post, ho cercato di creare un elenco.

Lo stendardo

Certamente non inventato in questo periodo, ne è però uno dei simboli. Che sia un simbolo araldico di una casa regnante, o come oggi una bandiera di uno stato nazionale, lo stendardo rappresenta ufficialmente un potere, sia esso politico o economico.

stendardo Gualtieri

A flag of McDonald's restaurant

Bandiera italiana

La via della seta

Importante via di comunicazione tra occidente ed oriente, questa via, o sarebbe meglio dire vie visto che sono un’unione di più tragitti, era la maggiore strada di comunicazione tra l’Europa e la Cina. Non solo smercio di beni, ma anche importante rete di trasmissione di saperi e tecniche. Ancora oggi presente, basti pensare che ormai la zona produttiva mondiale è in Asia, mentre il mercato di esportazione privilegiato è l’occidente. Altra similitudine è la partecipazione araba negli scambi; se prima erano i cammellieri arabi a trasportare le mercanzie, ora sono le compagnie aeree arabe a trasportare passeggeri tra i due continenti (con l’aggiunta dell’Australia, che prima non era conosciuta).

via della setaEmirates Airlines

Le fiere

Di primaria importanza erano, ma lo sono tuttora, le fiere annuali o itineranti; queste consentirono lo scambio di merci e servizi attraverso tutta l’Europa.

fiera medievale

fiera moderna

Le torri

Non solo esempio di abilità tecnico architettoniche, ma soprattutto esteriorità del potere economico.

Una vera e propria lotta delle famiglie più illustri (ora società economiche) ad avere la torre più alta, una sorta di scala verso il cielo.

San Gimignano
San Gimignano
Hong Kong
Hong Kong

La cattedrale

Simbolo del potere religioso e della straordinaria religiosità coeva, questa struttura ha perso la centralità nel mondo odierno. La stessa però viene soppiantata da altre cattedrali laiche, da cui provengono gli impulsi etici verso la società moderna.

cattedralewall street

La piazza

Centro del potere politico, religioso ed economico, questa invenzione tipicamente italiana ha perso la sua centralità, dovuta sia ad una maggiore decentralizzazione urbanistica, sia da un moltiplicarsi degli stessi poteri coinvolti. L’esempio moderno di piazza delocalizzata, sono i centri commerciali, gli antichi centri storici, però coperti riscaldati e raffrescati.

Cremona
Cremona

Immeubles de la Potsdamer Platz

L’incontro e scontro con l’Islam

Uno dei punti centrali del periodo analizzato, è l’incontro e scontro con l’islam. È vero che esisteva uno scontro anche con l’altra grande religione monoteista l’ebraismo, ma questo è andato migliorando negli ultimi decenni, soprattutto dopo le atrocità durante la seconda guerra mondiale, cosa che non è avvenuta con la religione islamica.

Una storia fatta da grandi avvicinamenti e furiose battaglie, da San Francesco alle crociate, dalle recenti aperture del papa agli attacchi terroristici.

Un rapporto conflittuale non del tutto sanato, seppur relegato ad un’area fondamentalista ristretta, che dopo gli attentati dell’11 settembre ha reso i rapporti sempre più tesi.

incontro Papa ImamSan Francesco e alkamil

1 -settembre

Crociate

Le peste

La peste, come quella del periodo preso in esempio non è più endemica, è presente solo in alcune zone degradate del pianeta, ma si conoscono le cause e le cure. In questo caso la categoria è l’esemplificazione delle malattie pandemiche che tuttora affliggono la terra. Non tanto diversa è stata la diffusione dell’influenza aviaria o della febbre suina.

peste

influenza aviaria

La tortura

Diffusissima forma di punizione per i crimini commessi, ma usata anche come metodo estorsivo di accuse, è stata contemporaneamente bandita da molti paesi, ma è ancora praticata, non solo da paesi dittatoriali ma anche da stati progrediti.

tortura

Abu Ghraib
Abu Ghraib

La magia

La credenza in fatti magici è un concetto che non ha cambiato di molto la sua penetrazione della società. La prova è il largo ricorso a maghi per la cura dei problemi sentimentali, lavorativi e di salute. I sedicenti stregoni moderni, non guariscono più dal la varicella (tanto per citare una malattia), ma dai tumori.

magia medioevowanna marchi

Ovviamente, l’elenco non rappresenta la totalità degli ambiti trattabili. Questo post vuole essere un esempio di articolo partecipativo, vogliate quindi consigliare l’aggiunta di nuovi argomenti contattandomi tramite email oppure postando un commento.

Post aggiornato al: 01/06/2013

Aggiunta del paragrafo “La magia” da pbacco

pbacco

Immaginario africano

Alla fine dei conti dobbiamo riconoscere i nostri limiti, la nostra visione dell’Africa è ancora sublimata da un’aurea post-coloniale paternalistica. I miti acquisiti durante lo studio del continente, soprattutto quelli effettuati durante il diciannovesimo secolo, hanno plasmato gli stereotipi che tuttora continuano a caratterizzare la visione che noi occidentali abbiamo del continente.

Nella nostra visione c’è la volontà, alcune volte inconscia, a voler vedere l’Africa come un continente fermo nella sua struttura sociale, immobile nei cambiamenti economici. Sicuramente sotto alcuni aspetti, la cultura rurale è ancora ancorata a tradizioni ancestrali, ma dobbiamo considerare che proprio il nostro coinvolgimento nelle faccende africane, a volte, ha creato queste distorsioni, o comunque ne ha rallentato se non bloccato lo sviluppo. Come già detto, la prima vera ferita del colonialismo, ancora prima che il problema economico, è la fossilizzazione culturale che ha generato nei popoli sottomessi. La cristallizzazione delle strutture già esistenti, era uno dei punti chiave delle amministrazioni coloniali. Essendo sempre stato minoranza, il ceto dirigente proveniente dall’Europa, cercava di bloccare i cambiamenti e, quando concedeva una delega del potere politico o economico, cercava sempre di consegnarlo alle minoranze presenti nel territorio, così da non creare una elitè locale mai numerosa. Questo stratagemma serviva a non formare una massa di persone capace di ribellarsi ai colonizzatori, una riedizione contemporanea della vecchia regola romana “divide et impera”.

Per tornare al tema principale, la nostra visione ed azione nel continente ha sempre avuto, tranne piccole eccezioni, una visione paternalistica degli aiuti; l’equazione è uomo bianco persona buona e ricca che porta la civilizzazione al nero cattivo povero e rozzo. Quasi mai si parla dei problemi con le popolazioni locali, il più delle volte i progetti umanitari vengono pensati da occidentali in occidente, senza tenere conto degli africani e dell’Africa. Detto questo, esistono buone prassi ormai consolidate anche da parte di organizzazioni occidentali, senza dimenticare che questo problema è ricorrente anche nei recenti aiuti da parte di paesi non occidentali.

Ma la visione mistica, non si esaurisce solo a livello politico o economico; esiste un immaginario africano anche da parte dei turisti. Sono due i modelli di visitatore tipo: troviamo così il turista relax che ricerca una vacanza a basso costo, dall’altra parte il mistico chi è in ricerca della “vera Africa”.

Avete provato ad osservare il risultato di questi due tipi di persone? Troverete una somiglianza, il primo tipo scatterà foto solo durante i safari, escludendo il più delle volte le altre realtà, perché di non interesse; il secondo fotograferà solo paesaggi ritenuti africani, scartando le realtà considerate non autentiche. Una visione completa della società africana, è quindi esclusa a tutte e due le tipologie.

L’esempio più calzante sono le foto fatte durante la visita ai villaggi. Perché, se nel primo caso non avviene neanche il contatto con questa realtà, nel secondo si può notare che, si tende a non fotografare i pezzi di plastica sparsi tra le capanne, come se la plastica non facesse parte dell’odierno paesaggio africano. Come nel resto del mondo, anche nel più sperduto villaggio africano è arrivata la plastica, sotto forma di taniche, recipienti di vario genere e l’immancabile sacchetto che sta letteralmente invadendo, ed inquinando, il paesaggio.

Questa è l’Africa, coi suoi mutamenti e tradizioni, è che ci piaccia o no un insieme molteplice e complicato di culture e inciviltà, problemi e soluzioni, bellezza e degrado, l’amore più alto e le barbarie più atroci; il tutto è inscindibilmente unito e la visione di una sola parte non rappresenta la totalità, cioè quella il più delle volte rappresentata negli stereotipi culturali.

pbacco

 

IPhone and co.

Lunghe file hanno accompagnato l’arrivo dell’oggetto più desiderato del momento; la sesta versione del telefonino più alla moda è ormai giunta.
Senza parlare delle caratteristiche tecniche, la vendita di questo oggetto tecnologico può però rappresentare un’analisi dell’economia e della società odierna, comprensiva di alcuni miti da sfatare.

In molti pensano che i vari iPhone, iPad, iPod, Mac, ecc. siano prodotti dalla Apple; questo è vero solo nella misura della progettazione dell’hardware e nella programmazione del software (es. iOS), cioè il programma che comanda la parte fisica.
La stragrande maggioranza della produzione dei componenti e il successivo assemblamento avviene in Asia. I vari componenti arrivano dai maggiori produttori di componentistica: ST Microelectronics, Samsung (sì, la stessa che ha perso la causa contro Apple, è anche un suo fornitore), Sony, LG ecc. Una produzione di livello globale, con ramificazioni in Europa ma soprattutto fatta in Asia. L’assemblaggio invece, è opera della più grande industria del settore la Foxconn; questa multinazionale taiwanese, che ha tra i propri clienti le più grandi e famose industrie tecnologiche come HP, Nokia, SONY, ecc., ha i suo più grande sito produttivo nella citta di Shenzhen. Qui una città nella città denominata “Foxconn City”, che occupa una superficie di 3 Km2, trovano spazio sia le fabbriche sia i dormitori; in pratica il lavoratore non esce mai dalla fabbrica/città.
La produzione sarebbe potuta avvenire anche in America, infatti è stato calcolato che produrre in America sarebbe costato una cinquantina di dollari in più, cifra che avrebbe comunque consentito un guadagno (argomento trattato successivamente); la decisione di delocalizzare, è stata presa per via della flessibilità dei lavoratori asiatici. La storia riguardante la precedente versione (iPhone 4S) ne è la prova. A poche ore dell’assemblaggio finale, sono state apportate, dalla casa madre, modificate riguardanti alcune specifiche del nuovo schermo a retina; questi cambiamenti hanno richiesto un richiamo immediato di migliaia di lavoratori. Senza tanti problemi i capi turno hanno richiamato al lavoro gli operai che, lavorando tutta notte, sono riusciti a completare il lavoro richiesto nel tempo richiesto per le consegne. La vera arma aggiuntiva, su prodotti di questo livello e di questo costo, non è tanto il minor costo umano, ma la versatilità (la maggior parte delle volte obbligata) dei lavoratori locali.
Varie accuse sono state rivolte, dopo la serie di suicidi, alla multinazionale di Taiwan. L’indignazione ha portando il committente americano ad esigere un migliore trattamento dei dipendenti; resta il fatto che, le migliorie apportate non rappresentano ancora i livelli minimi di garanzia e decenza.

Altra notizia, che non è  molto conosciuta, è che il guadagno effettivo medio di Apple è del 70%; solo il 30% del prezzo di vendita deriva dal costo dei componenti ($200 circa) e della manodopera ($8). Il prezzo di vendita dell’iPhone è di tre volte superiore al costo di produzione, e questo vale per il modello base, per gli altri modelli è ancora superiore. http://www.isuppli.com
Altra differenza, questa però tutta italiana, è che i prezzi praticati nella penisola sono maggiori, di almeno una cinquanta di Euro, rispetto a quelli degli altri paesi europei: la solita filiera (bella) commerciale italiana.
Ormai il telefonino, o come va di moda chiamarlo oggi smartphone, è un status symbol; le file durate tutta notte sono la testimonianza.
La società dell’immagine guarda maggiormente a cosa sta davanti, trascurando quello che rimane dietro: sfruttamento delle risorse, sfruttamento delle persone, ecc.

pbacco

Emo ergo sum

Secondo Cartesio, l’uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita, e quindi pensa. L’uomo perciò esiste perlomeno come sostanza pensante; è il famoso “cogito ergo sum” penso dunque esisto.

Nella società consumista invece, questo sillogismo non ha più il valore datogli dal filosofo citato.

Il modello consumista, rivela il nostro stesso essere unicamente in termini di ciò che possediamo. Siamo solo finché possediamo, o ne abbiamo le capacità di realizzazione. Siamo ciò che possediamo, quindi di conseguenza siamo posseduti da ciò che possediamo. Potremmo tradurlo con un contemporaneo “emo ergo sum” compro dunque esisto. L’uomo esiste come sostanza comprante.

Se una persona ha capacità economiche, ha accesso alle risorse ed è in pieno un uomo; altrimenti, se non possiede queste caratteristiche, anche i diritti basilari vengono messi in questione. Per fare solo un esempio, pensiamo al diritto di acqua, che dovrebbe essere globale, invece è accessibile solo alla popolazione che ha disponibilità finanziarie.

pbacco

Piove si mangia… forse

Un detto africano (ma è comune in tutte le società agricole) recita che, quando piove si mangia. Ultimamente però, non è detto che questo sia del tutto vero. Molte novità si sono affacciate nel panorama agricolo, alcune volte sono variabili naturali, altre volte troviamo la mano dell’uomo.

Un generale cambiamento climatico, ha portato ad una variazione delle stagionalità, interrompendo o modificando le normali alternanze tra stagioni secche e stagioni piovose. Anche quando queste stagioni rimangono, sono mutate; così troviamo stagioni secche allungate, oppure piogge torrenziali che distruggono tutto il raccolto. Recente, è lo scarso raccolto in Russia e la sicità nel midwest degli USA, che ha scatenato l’aumento di alcune materie prime anche del 60%.

Un misto causa uomo/natura è l’avanzata delle aree desertiche; il fattore naturale è l’aumento delle temperature che ha portato la diminuzione delle zone verdi, queste variazioni però non sono state contrastate dall’uomo che, pur avendo le conoscenze per limitare questi avvenimenti, non li ha usati a causa di problemi culturali o politici. Ecco che, ad esempio, troviamo in alcuni paesi sub-sahariani alcune popolazioni locali di fede islamica che, non vedendo di buon occhio l’arrivo degli israeliani, che posseggono moderne tecniche di cultura ed irrigazione, hanno rifiutato la collaborazione con essi. Il risultato, è stato l’esclusione della cooperazione israeliana ed un incessante inaridimento dei terreni.

Come cause umane troviamo la speculazione sulle materie prime alimentari. Proprio come per ogni altra merce di scambio, ormai anche questi beni basilari sono entrati nell’ottica del guadagno; una scommessa sui futures, può portare a repentini aumenti ingiustificati.

Altro importante cambiamento è il così detto land grabbing; ovvero l’acaparramento di ingenti fette di territorio, soprattutto in Africa e sud America, da parte di stati esteri. In questo mercato troviamo molto attivi gli emirati mediorentali, sprovvisti di grandi territori fertili su cui coltivare sementi atte al loro fabbisogno. Queste nazioni comprano interi acri per potersi approvigionare direttamente, una sorta di enclave estera, seppur legalmente non extraterritoriale. Uguale sbocco hanno alcune nazioni asiatiche, in questo caso la motivazione è l’enorme popolazione da sfamare.

Altro problema molto sentito, in Asia ed Africa, è il brevetto delle sementi OGM. Il problema non è tanto nelle nuove colture che, in alcuni casi migliorerebbero la rendita; il punto critico è che per comprare le sementi, gli agricoltori devono indebitarsi verso le multinazionali, ed in caso di cattivo raccolto perdono tutto. Senza contare che, questo mercato è quasi monopolio di una sola industria la Monsanto, che può attuare così le sue regole.

La mancanza di investimenti in nuove tecnologie agricole, per migliorare la produttività, sta causando una forte tensione tra domanda ed offerta; per lunghi secoli l’aumento di produzione è stata maggiore che l’aumentare della popolazione, così da rendere un surplus capace di sfamare le persone e bloccare ogni aumento di prezzo. Da qualche tempo questo aumento è inferiore alle richieste crescenti, soprattutto per via dell’aumento della popolazione a livello globale, ma anche per dell’ampliamento, nei paesi in via di sviluppo, delle persone che hanno maggiore capacità di spesa e vogliono un’alimentazione migliore.

Se aggiungiamo il sempre maggior utilizzo di suolo per costruzioni, il depauperamento dei terreni fertili, usati in maniera intensiva fino a farli diventare non più adatti, l’utilizzo di materie prime per produrre biocarburanti, il risultato è di togliere ulteriori risorse all’alimentazione.

Ecco perché, la sola acqua, non assicura più la certezza di un raccolto.

pbacco