9/11 Come è cambiato il mondo

A dire il vero, ero molto indeciso sullo scrivere di questo argomento; non tanto per la poca importanza dell’accadimento, quanto per la troppa bulimia mediatica che lo attanaglia. Come avrete capito dal titolo il fatto trattato nel post è l’attacco terroristico agli Stati Uniti durante l’11 settembre 2001.

Quel giorno, con gli attacchi alle torri gemelle, al pentagono e probabilmente a Washington, ci siamo trovati di fronte ad un’azione diretta al cuore degli USA. Rispettivamente, un colpo al centro finanziario, al potere militare e al cervello politico della potenza americana. Anche il mezzo con cui è stato compiuto l’attentato, non è stato scelto a caso; l’aereo, il mezzo di trasporto che ha rivoluzionato il modo ed il tempo dello spostarsi nel XX secolo. Questa macchina straordinaria, è da considerarsi, come un’altro simbolo, il segnale del progresso tecnologico della modernità; mondo moderno contro cui i terroristi combattono. Colpendo quei simboli usandone un’altro, si cercava di indebolire finanziariamente l’impero americano, scopo ultimo dell’organizzazione Al Qaeda.

Un decennio dopo, veniamo a sapere che quell’attacco, non ha portato grossi sconvolgimenti diretti agli USA, ma ne ha causato scosse che ne hanno minato l’attuale leadership. Una sorta di offensiva del Têt, che sul piano materiale non ha comportato mutamenti delle forze, a parte le vittime e la crisi economica successiva ai fatti, ma causando una modifica della percezione mentale e degli atteggiamenti futuri.
Il primo attacco proveniente dall’esterno, svoltosi sul suolo americano, ha innescato sconvolgimenti che perdurano tuttora, sia sul piano interno, sia sul piano internazionale.

La prima novità è stata una sorta di chiusura mentale e territoriale del paese; paura nel diverso, controlli più serrati alle frontiere. Questa paura ha condizionato anche la politica estera, portando il paese all’entrata in due conflitti, in Afghanistan ed in Iraq, seppur con motivazioni diverse. Con la scelta di entrare in guerra, si è creata la richiesta di reperire ingenti fondi per finanziare lo sforzo bellico, questo è stato possibile grazie ad un abbassamento del tasso di interesse sul denaro, per poter reperire una grossa quantità di liquidità. Il risultato è stato duplice, da una parte c’è stato un’ingente indebitamento, col risultato finale di aver moltiplicato il debito federale; dall’altro si è creato uno squilibrio finanziario, dovuto al basso interesse, che ha causato la vendita di mutui anche a persone non adatte. Come sappiamo bene, questa è stata una delle cause della recente bolla speculativa, che poi è scoppiata innescando la grande crisi economica.

Seconda novità, è stato lo spostamento di attenzioni verso l’Asia centrale, che ha causato una diversa priorità verso quelle aree, a danno di altre zone, passate in secondo piano nelle strategie diplomatiche; buchi che altre potenze hanno cercato di riempire.

In questo decennio molte cose sono cambiate. Gli USA ora sono in preda ad una recessione, creata dal loro stesso sistema finanziario/economico, ed un debito pubblico imponente, che ne causa instabilità; senza contare che il suo maggiore finanziatore è la Cina. Vediamo che i due paesi, dove si era deciso l’intervento militare, Afghanistan e Iraq, sono ancora lontani dalla pacificazione. C’è un’Europa statica politicamente, in preda ad una crisi economica e sociale. Troviamo una Cina prospera che guarda all’espansione, seppur con i suoi enormi problemi interni. Assistiamo nel mondo islamico, ad una rivolta contro regimi corrotti, in favore di diritti e libertà. Quello che i fondamentalisti volevano costruire attraverso l’uso di violenza, una sorta di califfato islamico, è stato spazzato via da movimenti popolari democratico/ nazionalisti. Quello che gli Stati uniti d’America volevano creare, delle democrazie nel mondo arabo, è stato spazzato via dallo stesso movimento, l’esportazione della democrazia con la forza, ha fallito pure lei.

Insomma se dieci anni fa, il centro del mondo era ancora saldamente ancorato tra l’Atlantico, ora ci troviamo con un mondo realmente plurale, dove il polo attrattivo (risorse, speranza) si sta spostando, almeno parzialmente, verso l’Asia. Questo spostamento, non è certo dovuto esclusivamente a questo accadimento, anche se alcune scelte postume ne hanno accelerato l’avanzata.

Piccola curiosità: la data, scritta all’inglese, viene letta come 911 cioè il numero delle emergenze, le strane coincidenze?

pbacco

Cade un simbolo, nasce un mito, rimane il pericolo

Con la morte del capo Osama Bin Laden, di certo le attività di Al Qaeda non si fermeranno, in quanto l’organizzazione per sua natura è formata da più gruppi separati ed autonomi. Da questo avvenimento, magari avranno un’impulso ulteriore; una questione è certa, questo avvenimento non decreta la sconfitta di quell’ideologia.

L’operazione statunitense arriva nel momento di sbandamento del radicalismo islamico. In crisi per via del sempre più rigido controllo monetario attuato, che ne limita il sovvenzionamento dai paesi occidentali. In crisi di fronte alle rivoluzioni arabe, dove i giovani sono affascinati da ideali “occidentali” quali democrazia, stato nazionale, aspettative sul futuro; non sui valori della religione, del panarabismo (califfato islamico) e della società tradizionale.

L’avvenimento è comunque epocale, almeno simbolicamente; l’uomo più ricercato al mondo, sfuggito (o aiutato a fuggire) per dieci anni all’esercito ed intelligence più forti e preparati al mondo, è stato ucciso. Questa operazione, segna anche il coronamento del cambio di strategia politica del presidente americano rispetto al predecessore: cioè il coinvolgimento del Pakistan (forte sponsor talebano) nella lotta, diretta e non, al terrorismo. Ruolo chiave che il paese asiatico ha anche per le sorti della guerra nel vicino Afghanistan.

Tralasciando la storia personale di Osama, citando solo che, in alcuni momenti fu usato dalla CIA per scopi contingenti contro l’URSS; un’altra importante novità è la recente integrazione tra intelligence e militari avvenuta negli USA. Pochi giorni fa, c’è stato uno scambio di poltrone tra il gen. Petraeus (ex Pentagono) e Panetta (ex CIA); sembra una notizia minore, invece mostra la sempre maggiore cooperazione tra le varie agenzie federali e l’esercito. Già precedentemente le forze militari svolgevano operazioni segrete di intelligence, ora però avviene una sorta di fusione, per ovviare al cambiamento nel modo di combattere una guerra. Come già detto il nemico è sempre meno un’esercito statale, adesso c’è bisogno di operazioni più mirate, più segrete e meno costose.

Cade un simbolo, che diventerà un mito (per i fanatici), permane il pericolo.

pbacco