Qatar, piccolo grande emiro

Un piccolo emirato della penisola araba, sta aumentando la sua visibilità internazionale, sia economicamente sia diplomaticamente.
Diventata una monarchia costituzionale, dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1971, il Qatar, anche grazie alle sue risorse energetiche abbondanti, soprattutto di gas metano, attua una politica espansiva per cercare di diversificare l’economia; molto esplicito è il motto della QIA (che verrà spiegata prossimamente): “Traghettare il Qatar da un’economia fossile ad un’economia di conoscienza“.
Importante l’attività svolta tramite la Qatar Investment Authority, fondo sovrano che gestisce gli investimenti esteri dell’importante ricchezza accumulata tramite le esportazioni.
Tramite il braccio operativo della finanziaria Qatar Foundation, ha importanti partecipazioni azionarie in molte imprese europee, soprattutto inglesi e francesi; da questa holding sono state create delle società ad hoc per i singoli settori di investimento.
Così troviamo la Qatar Sport, che possiede la squadra di calcio Paris Saint-Germain; o Qatar Luxury Group, che comprendenti i marchi di lusso delle partecipate.
Ecco cosa possiede direttamente, o indirettamente, l’emiro Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani.
Sport: oltre la proprietà del Paris Saint-Germain, c’è la sponsorizzazione del Barcellona FC; da sottolineare l’importante vittoria per l’aggiudicazione dei mondiali di calcio che si terranno nel 2022.
Lusso: Le Tanneur marchio storico della pelletteria francese, partecipazioni in Tiffany, Lvmh maggiore multinazionale specializzata in beni di lusso (alcuni esempi: Moët et Chandon, Bulgari, De Beers Diamond Jewellers, Dior, TAG Heuer, Louis Vuitton, Fendi, Givenchy, Kenzo). Di pochi giorni fa è la notizia dell’acquisto del noto marchio di moda italiano Valentino.
Finanza: partecipazione nel London Stock Exchange (che nel 2007 si è fusa con Borsa Italiana), quote della banca inglese Barclays.
Trasporti: Qatar Airways una delle più giovani e più dinamiche compagnie aeree mondiali.
Media e comunicazione: la più famosa è sicuramente l’emittente satellitare con base a Doha Al Jazeera; importanti partecipazioni troviamo nel gruppo Lagardére (editore di Elle e Paris Match). In Vivendi società francese attiva nel campo della musica, della televisione e del cinema, dell’editoria, delle telecomunicazioni e di Internet.
Commercio: Sainsbury una delle più importanti catene di supermercati inglese; magazzini Harrods.
Educazione, scienza e ricerca: importanti investimenti in università create in loco.

In Italia, possiede quote in ENI (il 3%), una partecipazione al gassificatore di Rovigo, la propietà dell’hotel Gallia; senza contare la recente acquisizione del Gruppo Valentino. Prossimi sviluppi, si aspettano dal settore televisivo nostrano.

Altro fattore espansivo, oltre l’economia è il ruolo diplomatico, che lo stato asiatico ha intrapreso, con sempre maggior forza. In tandem con Arabia Saudita, il grande vicino, ha svolto un ruolo principale nelle varie primavere arabe; basta citare la partecipazione militare diretta durante la guerra in Libia, la fornitura di armi ai rivoltosi, o le varie sovvenzioni economiche alle rivolte.

La sua vicinanza verso le primavere arabe, anche tramite l’utilizzo della sua emittente satellitare, ha avuto come contraltare il silenzio verso la sollevazione del vicino Bahrein, o i primi accenni di rimostranze nel paese dei Saud.
Unico paese dell’area ad avere una chiesa cristiana sul proprio territorio, dimostra una tiepida apertura, seppur non permette l’ostentazione di simboli religiosi non islamici.
Unico paese a non essere stato toccato dalle rivolte, anche grazie a una migliore distribuzione del denaro proveniente dall’esportazione del metano, situazione che non ha permesso la nascita delle criticità che hanno portato altri paesi a sommosse o ancora di più alla ribelione.

pbacco

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Un piccolo paese sempre più importante

Il Burkina Faso, uno dei paesi più poveri al mondo, si trova da tempo al centro di una trama diplomatica regionale; ora è assorto anche ad un ruolo internazionale importante. Il suo presidente Blaise Compaore, ha assunto il ruolo di mediatore nelle varie crisi dell’area; prima fra tutte quella ivoriana, in cui il piccolo stato africano ha svolto una notevole azione mediatrice, anche perché molta della sua economia dipende dal grande vicino.

Molti altri sono i vari interventi intrapresi, tra cui troviamo la crisi togolese del 1993, nel 1995 la crisi ciadiana, 2006 la seconda crisi togolese, nel 2008 con mandato dell’Unione Africana ha svolto la pacificazione e l’organizzazione delle elezioni in Guinea. Ultima in ordine di tempo è la recente crisi maliana; recentemente un gruppo di rappresentanti delle delegazioni presenti in Burkina, ha creato un gruppo degli amici del Mali, così da coordinare la azioni da svolgere insieme, una sorta di gruppo di contatto per monitorare la situazione.

Dopo il caos dovuto al golpe e l’avanzata islamista, la situazione è lontana dal riassorbirsi; è sempre più vicino l’invio delle forze ECOWAS nel paese sub-sahariano, per proteggere le fragili istituzioni transitorie. Questo folto intreccio di mediazioni, ha fatto diventare questo paese un attore sempre più importante nel panorama africano.

Oltre al proprio ruolo africano però, il paese integro, è al centro anche di importanti relazioni internazionali. In questo campo troviamo una sempre maggiore cooperazione internazionale. Oltre la pluridecennale amicizia con Taiwan (uno dei due paesi africani ad avere rapporti con questo paese asiatico), ora si sono aggiunti dal 14 giugno la Germania, la quale ha firmato un accordo per un valore di 59,5 milioni di euro in promozione agricola, decentramento e sviluppo comunale; uno stesso processo di cooperazione è stato potenziato anche dallo stato italiano. Una lotta contro la povertà, in un’area che è diventata sempre più importante come baluardo contro l’avanzata dell’integralismo.

In questo solco si pone anche l’altra faccia di aiuti occidentali. Aiuti in formazione militare sono sempre giunti dalla Francia, dal 2009 però il Burkina Faso è al centro della politica degli USA contro i gruppi terroristici del Mali, Nigeria e Maghreb. Ouagadougou è diventata la base delle operazioni segrete condotte dagli Stati Uniti d’America in Africa occidentale, da qui partono velivoli che raggiungono i paesi limitrofi; droni (Predator e Reaper) sono dislocati insieme ad aerei ad elica dotati di sofisticate tecnologia: infrarossi, radar per scovare telefonini, telecamere ad alta risoluzione.

Grazie anche alla su una centralità geografica, della sua vicinanza politica all’occidente, alla sua relativa stabilità politica (tranne le rivolte dello scorso anno), ad una buona politica diplomatica, questo paese è diventato sempre di più un vero e proprio snodo geopolitico.

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