Solo un voto?

Molto tempo è passato dall’ultimo post; pigrizia, nuovi impegni e una mancanza di spunti, non perché non siano accaduti avvenimenti importanti, ma per una mia mancanza di scintillio da scrittura, mi hanno allontanato dal blog.

Tornando all’argomento del titolo, tra pochi giorni, si svolgeranno le elezioni americane, o meglio le elezioni per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, o meglio l’elezione dei grandi elettori che poi voteranno il prossimo presidente.

Sì, perché quella che viene proclamata elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, in realtà non è altro che l’elezione dei grandi elettori, che attraverso il mandato dei cittadini, votano a propria volta il capo supremo della nazione. Questo è un aspetto che quasi mai nessuno sottolinea, ma è una delle procedure che la democrazia americana ha. Ecco quindi alcuni spunti di riflessione:

  • Per votare bisogna registrarsi, in maniera anticipata, agli elenchi dei votanti
  • Per vincere le elezioni non serve avere il maggior numero di voti popolari, ma il maggior numero di stati conquistati
  • Esistono stati in cui il voto è già certo, sono pochi stati a decidere realmente lo spostamento a favore di un candidato o dell’altro (swing state)
  • Le contee, la suddivisione elementare del territorio, ricopre a volte lo stato sociale delle persone residenti, create per rendere il voto delle minoranze inutile
  • La data delle elezioni, scelta storicamente per non intralciare i cicli di agricoltura, non è stata modificata. Anche il giorno, infrasettimanale, fu scelto per poter consentire a chi non abitasse nelle vicinanze, il tempo per poter tornare nella cittadina di residenza
  • Non tutti gli stati votano lo stesso giorno
  • Non è vero che la competizione si svolge solo tra due grandi partiti/candidati, anche in questa elezione ci sono altri due candidati minori, con circa il 3% di preferenze

È solo un voto? Ovviamente no. In primo luogo perché è un sistema di valori, storia, economia, che vota; in secondo perché, il prossimo inquilino della Casa Bianca, rimane comunque uno dei personaggi più importanti e influenti della politica mondiale (anche se a volte il suo potere è un po’ ingigantito), quindi è un evento di rilevanza planetaria.

Per quanto riguarda questa tornata elettorale, abbiamo due candidati principali. Da una parte Trump, con l’atipicità che lo contraddistingue rispetto gli schemi tradizionali finora visti, un personaggio che incarna il sogno americano, una persona che non ha filtri, che non ha mai avuto simpatie nel partito, ma che piace al proprio elettorato (odiato dagli altri). Dall’altra parte la Clinton, certamente molto più istituzionale, ha il sostegno del suo partito, dei media e della parte intellettuale, ma offuscata dagli scandali sulle famose email scambiate con account personali, e in quanto donna ancora discriminata da alcuni.

Fattori molto importanti saranno:

  • la voglia di cambiamento dopo due mandati democratici, cosa molto sentita in america, dove ciclicamente si preferisce cambiare e non mantenere il potere nelle stesse mani
  • il malcontento del ceto medio sempre più impaurito dalla crisi economica e spirituale della nazione
  • la questione di sincerità e affidabilità della Clinton dopo lo scandalo email, temi basilari per avere una caratura presidenziale

Aspettiamoci tranquillamente un finale inaspettato.

 

pbacco

 

Le elezioni e il paese

Le elezioni, intese come tutta la procedura burocratica (campagna elettorale e sistema di voto), non sono un mero esercizio tecnico, ma raccolgono tutta la cultura di un popolo. I diversi modi di proporre una campagna elettorale, i programmi, i differenti giorni del voto e la burocrazia che si cela dietro quel semplice, ma rivoluzionario, gesto raccontano un’intera nazione.

Tra pochi giorni anche in Italia si svolgeranno le elezioni legislative, per eleggere, ma sarebbe meglio dire nominare, i futuri rappresentanti dei cittadini al parlamento. Questa campagna elettorale, durata la bellezza di due mesi, giunge dopo un periodo di abdicazione della politica dal ruolo affidatole. Senza una possibilità di autoriforma, sempre più aggrovigliata in lotte interne, la politica, rappresentata nella sua peggiore faccia in un super partitismo, ha perso di vista il paese, non riuscendo ad effettuare le scelte giuste (ma alcune volte neanche una scelta) per governare la nazione.

Ogni regime, che sia democratico o dittatoriale, ha ed avrà una sua consistenza politica se: nel primo caso avrà la metà più uno di votanti, nel secondo caso una maggioranza accodiscendente o una minoranza potentissima.

Ma guardiamo in faccia la realtà, come disse Giolitti solo un terzo dei rappresentanti è migliore della società, un terzo è uguale ad essa ed un terzo è peggiore dei rappresentati. Alla fine dei conti, chi è giunto alle cariche pubbliche non è stato sbalzato li da una forza esterna, ma da un voto degli italiani. Come già detto, questo non vale per gli ultimi (e i prossimi) eletti nel parlamento, ma se guardiamo ai precedenti e alle elezioni amministrative i risultati non sono migliori. Per via della conformazione sociale, storica ed economica, troviamo un paese invecchiato e sfiduciato, incattivito e smemorato; certo l’Italia non è tutta così, ma alla base c’è questo, altrimenti gli avvenimenti accaduti non sarebbero spiegabili.

Come scrisse Leopardi, se una legge non è supportata da una cultura condivisa, è come se non esistesse, perché sarebbe vista come estranea ed aggirata in tutti i modi. Per tornare all’argomento, bisogna riconoscere che per cambiare i governanti come prima cosa dobbiamo cambiare noi.

pbacco

Africa 2013

Eccoci giunti nel nuovo anno, con nuovi propositi ed aspettative migliori, soprattutto per l’economia sono attesi in Europa ed America; ma quali sfide si appresta ad affrontare il continente Africano in questi dodici mesi?

Sul piano economico ci sono aspettative di crescita, in generale si osserva un miglioramento della ricchezza del continente, un aumento della classe media, il sorgere di nuove frontiere economiche, sviluppo di nuove attività. Purtroppo come spesso accade, questi miglioramenti sono a godimento di una ristretta minoranza di persone, ma è pur sempre un miglioramento. Nella classifica previsionale su base mondiale, dei paesi che in quest’anno vedranno un aumento significativo del PIL, troviamo anche paesi africani, tra i quali Mozambico e Libia. Queste due nazioni seppur diversi per storia e cultura hanno aspetti comuni; usciti da una guerra civile (seppur in anni diversi) stanno lentamente ricreando la loro economia, sopportati anche da importanti risorse energetiche.

Se guardiamo invece all’aspetto politico ed ai conflitti, osserviamo che la nuova annata trova in dote i soliti punti critici che accompagnano il continente da decenni, con l’aggiunta di nuove crisi o sarebbe meglio dire di rinnovato pericolo.

Somalia

Ormai in preda da una guerra che dura da vent’anni, acuita negli ultimi sette anni, questo paese ormai diviso, vede il conflitto tra il debole governo centrale e le milizie al-Shabaab. Nell’ultimo anno però, grazie anche all’intervento militare keniota (oltre a quello ugandese), importanti roccaforti (vedi il porto di Kisimaio) sono ritornati sotto il controllo governativo; le milizie fondamentaliste sembrano per ora in ritirata, ma questo non implica la loro definitiva sconfitta.

Nigeria

In continua espansione, sono le azioni terroristiche del gruppo fondamentalista Boko Haram, che nel nord del paese cerca di creare uno stato islamico con alla base la sharia come legge fondamentale. Sembra placarsi invece la questione inerente al delta del Niger, dove è stato raggiunto una sorta di pace tra governo ed MEND.

Repubblica Democratica del Congo

Si è acuita la situazione nelle province orientali dello stato (Nord e Sud Kivu). Seppur in ritirata da Goma, ora sotto controllo misto MONUSCO-militari congolesi-M23, il processo di pace instaurato tra M23 e governo non ha portato ancora ad una soluzione.

Mali

La situazione è ancora altamente confusionaria, tra pochi giorni dovrebbe iniziare una trattativa tra gruppi separatisti e governo presso la capitale del Burkina Faso.

Milizie AZAWAD si sono scontrate con le milizie islamiche, e con le milizie locali di autoprotezione. Sul piano politico il nuovo governo cerca una mediazione, avendo alle spalle il capitano Sanogo, che ha fatto destituire il precedente primo ministro.

La risoluzione ONU ha autorizzato una missione di pace per portare un aiuto militare all’esercito maliano, sono ancora da definire i contingenti e i rapporti con il governo centrale, non del tutto incline ad ospitare forze straniere.

Repubblica Centroafricana

Di recente inizio una ribellione Seleka (alleanza) contro Boizize, criticato per non aver rispettato gli accordi di pace precedentemente sottoscritti. Le milizie Seleka sono arrivate fino ad una 50 di Km da Bangui, per poi arrestarsi anche per via del rafforzamento governativo attraverso truppe ciadiane. Le recenti aperture del presidente ai negoziati verso i rivoltosi, però non hanno portato ancora ad una soluzione del conflitto.

Guinea Bissau

In preda ad elevata instabilità politica, con frequenti colpi di stato, la ex colonia portoghese si può definire un narco-stato. Sfruttato, come base di appoggio dai contrabbandieri che percorrono la rotta America- Europa, visto la poca e debole presenza statale.

Costa d’Avorio

Lentamente il paese è uscito dalla guerra civile combattuta, ma non riesce ancora a trovare una pace effettiva, l’opposizione (ex fedeli Gbagbo) non riconosce ancora l’autorità politica del presidente eletto Ouattara.

Sudan-Sud Sudan

In pace precaria, seppur con qualche scaramuccia militare e varie ritorsioni economiche, emergono sempre più limpidamente i limiti riscontrati al momento della proclamazione di indipendenza; uno stato ancora volatile, corruzione, confini non definiti, problemi con l’ex capitale.

Kenya

In marzo si terranno le elezioni per scegliere il prossimo presidente della repubblica, dopo i fatti conseguenti le precedenti elezioni del 2007. Gli occhi sono puntati su questo paese, che precedentemente era visto come uno dei migliori esempi di democrazia, purtroppo ora ha mostrato tutte le sue più complicate viscere, con un elevato grado di contrasto etnico ed una disparità economica sempre maggiore.

Zimbabwe

Anche nell’ex colonia britannica, si terranno le elezioni presidenziali in marzo; il padre padrone Mugabe sfida l’arci nemico Tsvangirai, sperando di non assistere agli avvenimenti delle precedenti elezioni, con uno stallo dovuto al non riconoscimento reciproco tra gli sfidanti e l’accusa di brogli.

Nordafrica

Ancora scosso dai fremiti delle primavere arabe, i paesi del maghreb, sono ancora lontani dal trovare una soluzione stabile.

pbacco