Germania sì Germania no Europa gnamme la terra incompleta

Sì, ho ripreso, e non è una novità, una canzone per titolare questo post.

Come avete capito, oggi parleremo della Germania e dell’Europa.

Una cosa certa è che, la Germania, essendo la prima economia continentale, si trova in posizione di forza; questo però non deve essere il preludio per un dominio continentale teutonico.

Sicuramente, su alcune argomentazioni ha ragione; per esempio il rigore, dopo anni di trascuratezza nei conti è d’obbligo avere una prassi di trasparenza e rigidità.

Altresì, è però discutibile quando il rigore richiesto oggi, non veniva applicato alcuni anni addietro, proprio quando i tedeschi e i francesi hanno premuto per cambiare il patto di Maastricht, perché essi stessi erano fuori dai parametri tra deficit e pil (allora fissato al 3%); anche quando vengono spese risorse ingenti e celeri per il salvataggio delle banche spagnole, di cui Berlino con le sue banche detiene una grossa somma del debito, quando invece per la crisi greca si è aspettato troppo tempo, così da lasciare Atene ancora più sola, facendola sprofondare nel turbinio dei creditori e speculatori.

Solo in ultima istanza si è convertita ad un allargamento dei poteri europei sulla finanza, questo perché ha cominciato a vedere che anche i suoi interessi erano minacciati dalla crisi della moneta Euro.

Ancora oggi, ci troviamo con un’Europa che ha un mercato comune, una moneta comune, una banca centrale comune (che però non può prestare direttamente soldi agli stati). Il problema giunge quando affiancato a questa zone comune non esistono una politica economica comune, così come un organismo unificato di controllo.

Riorganizzare al più presto il piano per salvare l’Euro, l’unico baluardo che oggi abbiamo di un’Europa unita, è fondamentale per salvaguardare il progetto incompleto di integrazione.

Ancora una volta, per avere un impulso verso un avanzamento del processo di unione degli stati continentali, è dovuta venire una crisi. Il primo stadio è arrivato nel dopo-guerra con la creazione della CECA, ora con la crisi odierna forse avremo il secondo; speriamo che questa depressioni porti almeno una cosa buona.

pbacco

Segnale di una mancanza

Il recente attacco finanziario all’Euro, ma sarebbe più giusto chiamarlo non fiducia nell’Europa (anche se è un attacco ai singoli paesi più deboli), sta incrinando finanziariamente e politicamente l’unione stessa. Pur non apprezzando gli speculatori, tra cui ci sono anche delle banche europee e fondi di investimento pensionistici, devo constatare che il loro operato è lineare. Appena vedono un segno di debolezza, politico o economico, ci si fiondano sopra per cercare di fare più utili possibili.

Quindi si può guardare al recente attacco, come un segnale di una non fiducia nella politica generale europea; o meglio della non politica europea, essendo l’Unione ancora prevalentemente una sola fusione economica e territoriale, a cui manca una guida politica comune.

Si potrà dire, è una mancanza dell’Europa, come se fosse un’istituzione lontana e fantomatica; ma questo non risolverebbe il vero problema: gli stati nazionali. Non sono contrario al mantenimento dei singoli stati, a patto che cedano una parte di poteri ad organi federali. La situazione odierna vede, un mercato economico comune, una moneta comune, senza che ci sia una guida politica unica, capace di organizzare e incanalare le forze produttive.

Motivo di questo blocco, nell’avanzamento di una politica unitaria, sono la bramosia di potere dei ceti politici locali chiusi in un localismo spinto e, la paura di perdere pezzi di sovranità per creare una vera unione, che possa davvero contare anche in campo internazionale.

pbacco