Di Mali in peggio

Con la risoluzione 2085 del 12 dicembre, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, veniva ufficializzava la creazione di MISMA, la forza a prevalenza africana che avrebbe dovuto essere dispiegata sul suolo maliano in aiuto, tecnologico, logistico, di intelligence, formativo, all’esercito del paese africano.

La suddetta missione però, era ancora in via di formazione, e si prevedeva la messa in funzione all’incirca nel mese di febbraio/marzo. Assieme alla parte diplomatica coi colloqui di pace, indetti presso Ouagadougou tra Bamako, le MNLA et Ansar Dine, la forza militare doveva essere la parte operativa della strategia dei paesi ECOWAS per rimettere ordine nel paese.

Il recente intervento francese, è avvenuto in risposta all’appello del presidente ad interim maliano Dioncounda Traoré. Fino a oggi la Francia aveva assicurato il suo sostegno al governo di Traoré esclusivamente dal punto di vista umanitario. Come recentemente fatto per gli accadimenti in Repubblica Centroafricana, dove l’appello ad un intervento diretto francese era stato richiesto dal presidente Boizizé. In quell’occasione però, la risposta di Hollande era stata il diniego, formalizzato in una diversa stagione di non più intervento militare diretto in Africa.

La differente reazione, è dovuta al cambiamento di forze in campo accorso in questa crisi. Quando il 10 gennaio, il gruppo fondamentalista Ansar Eddine, ha annunciato di aver conquistato il villaggio di Konna, preparando l’avanzata verso l’aeroporto di Sévaré; essendo la cittadina e soprattutto l’aeroporto, due punti nevralgici come basi d’appoggio e rifornimento per una eventuale offensiva al nord, nonché importante crocevia per raggiungere il sud e la capitale Bamako da parte delle milizie, la reazione militare era ormai l’unica razio.

Militari francesi, facenti parte delle truppe di intervento rapido presenti già sul suolo africano, sono partiti dalle basi in Costa d’Avorio e Ciad per arrivare all’aeroporto di Bamako e successivamente dividersi in due gruppi. Un primo gruppo formato da duecento militari è a presidio della capitale nonché degli interessi francesi presenti nella città, un secondo gruppo è partito per Konna importante cittadina di confine con il nord.

Aiuto logistico alle forze militari francesi è giunto da parte della Gran Bretagna, sotto il tacito accordo degli Stati Uniti che non vogliono la nascita di una base da parte degli islamisti Al-Qaïda au Maghreb islamique (Aqmi).

Già alcuni paesi della comunità dell’Africa occidentale, hanno espresso la loro disponibilità ad inviare contingenti;nello specifico Burkina Faso, Niger e Senegal 500 uomini, Nigeria 600 uomini.

Come già accennato la zona nord del Mali è divenuto uno strategico crocevia del traffico di droga e di esseri umani, nonché una zona in cui armi e miliziani hanno una libertà di azione.

La vera sfida, e preoccupazione, è la paura di un effetto domino, che porti instabilità a tutta la regione.

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Chi è senza genocidio scagli la prima pietra

Titolo provocatorio, l’argomento di oggi riguarderà le recenti accuse tra Francia e Turchia.

Quella che si consuma è una rottura tra due paesi, toccati sul nervo, ancora vivo, della storia. Il tutto, nasce da una legge francese contro il negazionismo del genocidio turco ai danni degli armeni, che il parlamento transalpino, ha approvato qualche giorno fa.

Conosciuto anche come il primo genocidio del XX secolo, questo avvenimento, in effetti è stato emarginato ai lati della storia, prediligendo, essendo molto vicini, i movimenti e le cause della prima guerra mondiale.

Ankara, si è sempre dimostrata intollerante contro qualsiasi posizione straniera, men che meno interna, che richiamasse a quell’avvenimento. Il paese, sta cercando di riottenere i vecchi fasti dell’impero, attraverso la sua crescita economica galoppante ed attuando una politica estera improntata a creare una vasta area di riferimento nella zona euro-asiatica, senza tralasciare l’Africa. Quest’ultimo avvenimento, viene visto in primo luogo come un’imposizione esterna di un giudizio; in secondo luogo è sentito come un profondo smacco alla politica espansionistica. Il risultato, sono state le rimostranze diplomatiche, la cessazione degli accordi militari e recentemente piccoli attacchi informatici (presumibilmente attuati da singoli). Oltre che richiamare l’ambasciatore a Parigi, Erdogan, ha accusato a sua volta la Francia di genocidio, verso la sua ex colonia algerina, durante la rivoluzione per l’indipendenza del paese africano.

Insomma, un’accusa reciproca su chi abbia veramente la coscienza pulita, chi è senza genocidio scagli la prima pietra.

pbacco

Un paese da ricostruire

La Libia del dopo Gheddafi, è uno stato da ricostruire. Uscita da una guerra civile, purtroppo non ancora finita, deve ora riallacciare i legami tra i due maggiori territori (Tripolitania e Cirenaica), deve riallacciare legami internazionali, deve ricostruire infrastrutture e poteri legali stabili.

Altro problema impellente, è la cattura del colonnello; questo avvenimento è importante perchè, fino a che non ci sarà la resa dell’ex presidente, ci saranno dei gruppi di potere che lo appoggiano, i quali continueranno una strenua lotta per la sopravvivenza, come è stato dimostrato dai fatti avvenuti in Iraq prima della cattura di Saddam.

Come si diceva, una delle problematiche che il nuovo governo (CNT) deve affrontare, è cercare di tenere unito il paese, non solo a parole, ma facendo fatti concreti. La soluzione non è facile, anche perchè la guerra è stata vinta dalla guerriglia, che in prevalenza aveva componenti dell’est; persone che vorranno adesso un riconoscimento nella nuova gestione politica ed economica nella nuova Libia.

Con l’aiuto della NATO, la Libia ha anche cambiato alcuni partner internazionali, alcuni stati che hanno contribuito allo sforzo per la causa rivoluzionaria, vorranno delle contropartite. Su tutte due nuovi stati, la Francia e la Gran Bretagna, che dopo aver mostrato un’attenzione particolare, passeranno a riscattare il dovuto.

Insomma il lavoro che apetta i nuovi governanti è duro e di non semplice soluzione; sullo sfondo si staglia sempre il problema fondamentalismo, anche se per ora non sembra così forte.

Ultime notizie, davano la scoperta di carteggi segreti, i quali mostrerebbero i legami tra Libia e CIA, sui casi di extraordinary rendition. Legami attuati durante la presidenza Bush, dove i presunti terroristi venivano espatriati in paesi accondiscendenti (tra cui il paese citato), per poter essere torturati, questo per eludere le leggi statunitensi, che vietano la tortura come metodo di interrogatorio, ritenedolo un crimine. Insomma, un esempio, di quando Gheddafi ci faceva comodo.

pbacco

Lotta di predominio

La recente guerra civile in Costa d’Avorio, con relativa presenza francese, può essere anche letta in altri termini. Di certo non avanzo l’idea che la guerra sia stata causata dalla Francia.

Quello che vorrei sottolineare è la “lotta” (di prestigio ed economica) per il predominio nella regione. Forse è dovuto anche a questo fattore la presenza, direttamente sul suolo del paese africano, di un contingente militare francese (operazione liocorno).

Senza entrare nelle cause di questi avvenimenti, vorrei trattare il tema della “lotta” per la supremazia linguistica (e quindi economica) dell’area.

Nell’Africa occidentale, esiste una predominanza linguistica francese, fino ad un decennio fa anche i paesi più sviluppati erano ex colonie transalpine, Senegal e Costa d’Avorio. Oggi invece ci toviamo di fronte ad un’inversione di tendenza; le potenze regionali sono diventate la Nigeria (il paese più popoloso del continente) e il Ghana. Questi paesi sono riusciti a progredire sia politicamente (vedi le recenti elezioni politiche democratiche, escluse le violenze nigeriane), sia economicamente; da notare altresì che questi due paesei sono di madrelingua inglese.

Quello a cui si è assistito è la perdita di potere linguistico ed economico, perchè lingua è potere, dei cugini d’oltralpe nell’area, l’Africa occidentale, che li vedeva predominanti. Ora però si trovano in svantaggio con le ex-colonie di sua maestà.

L’esempio ivoriano è un po’ il riassunto della situazione francese nel continente. Dopo un periodo di stasi nell’interesse per l’Africa, ora ci si trova in una situazione deteriorata; per questo si cerca di fare azioni per cercare di recuperare le posizioni perdute, Libia docet.

pbacco

Gbagbo proprio NO!

Le recente crisi ivoriana, ci può far riflettere, come già accennato nel post “Due pesi e due misure”, sulla diversità di tratamento che la comunità internazionale e più in generale le nazioni o organizzazioni hanno nei confronti delle diverse crisi.

Nel caso specifico, una somma di vari eventi, ha portato ad un’intervento forte (più che giustificato) in campo economico e non militare. Proviamo così ad elencare i possibili motivi.

  • Un dei fattori può essere il maggior appeal internazionale di cui gode Ouattara rispetto al suo avversario.
  • La legittimazione mediante elezioni libere del vincitore, anzi il cambiamento di potere a danno del presidente uscente, cosa non scontata soprattutto nel continente nero, dove il potere, economico, politico militare, mediatico, è molto concentrato.
  • Importanza del paese africano sul piano economico, non solo a livello regionale dell’Africa dell’ovest, ma addirittura mondiale; il paese è il primo produttore di caffè e cacao.
  • Uso simbolico, come monito, in questo importante anno di elezioni nel continente; durante questi mesi si svolgeranno importanti consultazioni riguardo paesi altrettanto importanti (vedi esempio Nigeria, Zimbabwe), o per quelle appena passate (Niger), insomma dare una sorta di binario rispetto ad un non più tollerato ripetersi di elezioni farsa ed invece accettazione del mandato popolare.
  • Un cambiamento di politica estera statunitense nei riguardi dell’Africa, un ritorno di attenzione dopo un periodo di stasi della precedente amministrazione; basta riguardare il discorso di Obama in Ghana per capire la diversità.
  • Un ritorno di azione dell’ex madre patria (Francia) nel gioco africano, come dimostrato dal recente intervento in Libia.

Come sempre, i fattori di scelta sono molteplici e variegati anche tra le varie nazioni.

pbacco