Hacker e pirati, spie e corsari

Il parallelo tra il passato e l’odierno è un continuo richiamo tra congiunzioni e discontinuità.
Nei mari del sei/settecento, pirati e corsari facevano il bello e cattivo tempo sulle rotte che dalle Americhe portavano beni preziosi (soprattutto oro ed argento andino) verso l’Europa. La distinzione tra pirata e corsaro è importante, e serve anche per capire meglio il presente.
I pirati erano un insieme di libere persone che si davano al brigantaggio marittimo. Dotati di vascelli piccoli e veloci, attaccavano i convogli mercantili più lenti ma meglio armati; la stessa tecnica che utilizzano i pirati somali oggigiorno. La società pirata è stata chiamata anche democrazia, perché la ciurma a votazione maggioritaria, in cui ogni singolo membro aveva un voto, eleggeva il comandante; inoltre il capitano poteva essere destituito tramite una votazione contraria sempre votata dall’equipaggio. La stessa divisione del bottino era suddivisa in maniera uniforme tra le varie componenti.
Corsari invece erano dei pirati legalizzati. Attraverso una lettera di corsa, una potenza europea conferiva pieni poteri di depredare le navi delle potenze concorrenti, tralasciando ovviamente di attaccare le proprie navi; una sorta di guerra per corrispondenza, attuata attraverso dei mercenari marittimi.
Il mare del ventunesimo secolo, non è più una distesa marina, bensì è la rete immateriale di internet e oggi, come allora, esistono gli stessi attori ovviamente attualizzati nel mondo moderno. I pirati ora sono hacker informatici, hanno mantenuto una sorta di democrazia, scopo è far rimanere la rete libera; purtroppo esistono anche criminali che cercano profitto.
I corsari moderni sono invece le spie. Personaggi come Snowden, analisti contractor che lavorano nelle agenzie di spionaggio statali.
Se in età moderna gli ambiti bottini erano i metalli preziosi, nel mondo contemporaneo le prede sono le informazioni su tecnologie e strategie degli avversari.

pbacco

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E se il terrorismo avesse già vinto?

Domanda retorica e provocatoria, che mi è balenata nella mente già da parecchio tempo, ma che dopo le recenti notizie riguardo il caso datagate, ho deciso di trasformare in post.

Partendo dal fatto che, lo scopo principale delle forze terroristiche, non potendo sconfiggere l’avversario attraverso un’azione militare, è quello come prima cosa di modificare le abitudini dei cittadini provocando terrore e paura, come secondo fine quello di colpire l’economia del nemico cercando di affossarlo sul piano monetario.

Il più grande scontro terroristico contemporaneo è tra l’occidente, incarnato dagli Stati Uniti d’America, ed il fondamentalismo islamico. Scopo di Al Qaeda, e della galassia a lei collegata, è una lotta contro i valori moderni portati dagli occidentali, una conservazione dei valori tradizionali, unita ad una rivalsa verso i rancori del colonialismo in medioriente.

Come detto, non potendo competere con gli eserciti ipertecnologici occidentali, i terroristi hanno lo scopo di destabilizzare i medesimi stati attraverso una guerra economica; Osama Bin Laden dixit: lo scopo di Al Qaeda è minare l’economia americana.

Dopo gli attentati dell’undici settembre la reazione USA è stata indirizzata verso una lotta mondiale al terrorismo. Questo ha portato sul piano internazionale alla creazione di due guerre, una in Afghanistan e l’altra in Iraq (quest’ultima sul piano teorico). Questi due conflitti hanno portato conseguenze nefaste alle casse dello stato, infatti l’aumento del debito pubblico, dovuto alle spese militari unito all’abbassamento dei tassi di interesse sui mutui per stimolare un’economia sotto tono, sono una delle cause della crisi economica del 2008.

Sul piano interno la promulgazione del Patrioct Act, ha permesso l’uso di nuovi strumenti di azione atti a prevenire ulteriori attacchi terroristici. Se questo strumento ha effettivamente impedito un numero imprecisato di attentati, non bisogna mai dimenticare che ha cambiato le abitudini le libertà e la privacy dei cittadini, ricordandoci anche che non hanno del tutto fermato nuovi attentati, vedi esempio di Boston.

Gli obiettivi prefissati dai terroristi sono stati raggiunti. L’economia è in crisi e la potenza americana, anche quella militare, ha risentito una recessione dovuta ai tagli nel bilancio federale; sul piano della psicologia, troviamo una società impaurita e con meno libertà. Insomma una piccola vittoria del fondamentalismo.

In chiusura vorrei sottolineare che, l’adesione al programma PRISM da parte delle aziende di telecomunicazioni o inerenti ad internet è di libero ingresso (infatti per esempio Twitter non aderisce), e non obbligatorio per legge. La strategia governativa sembrerebbe quella di usare una enorme rete a strascico, sperando di raccogliere nella miriade di comunicazioni alcuni indizi provatori; la strategia delle corporation sembrerebbe quella di entrare nel programma per non avere problemi con le autorità, in tutto questo chi ci perde è il cittadino onesto.

pbacco

Il futuro della NATO – l’era digitale

Questo post non era previsto, ho deciso di crearlo per fare un’aggiornamento del post precedente; essendo la mia politica quella di non modificare un post pubblicato, al massimo correggendo qualche errore di scrittura (di cui è ancora pieno il blog).

Una delle sfide che si troverà ad affrontare la NATO, ma così ogni altro stato nazionale, sarà la smaterializzazione delle frontiere fisiche della nazione. Mi spiego meglio, con l’avanzata di internet, alcuni confini hanno cessato di esistere; o meglio si sono spostati nel virtuale. Una delle prossime sfide globali saranno le guerre informatiche, già recentemente ci sono stati degli accadimenti di questo genere: l’attacco russo alle ex repubbliche baltiche, l’attacco cinese a server americani, la guerra tra Cina e Vietnam.

Questo è uno dei problemi a cui si cerca di porre rimedio; se una nazione alleata è attaccata informaticamente da un’altra nazione, questo può essere inteso come attacco alla nazione stessa, seguendo il discorso, rifacendosi allo statuto dell’organizzazione può causare una protezione dell’alleanza intera contro l’aggressore? L’eventuale attacco sarà solo soft power (informatica) o anche hard power (esercito tradizionale)?

pbacco

Lo stato virtuale

Ritorno dopo un periodo di apatia per il blog.

 

L’argomento di oggi, nasce dal recente G8, che si sta tenendo in Francia. Pochi giorni fa, all’incontro tra i rappresentanti degli otto paesi più industrializzati al mondo, è stato invitato anche il venticinquenne fondatore di Facebook.

Giusto premettere che uno delle questioni affrontate è stata la regolamentazione di internet, di cui il colosso americano è uno dei più importanti attori; comunque la sua presenza è al quanto anomala, almeno per la storia dell’organizzazione, forse questa novità non sarà più tale d’ora in avanti.

Prima cosa da notare è la presenza di questo giovanotto immerso in una media gerontocratica di leader di governo; la seconda è che il miliardario fondatore del social network più famoso al mondo non è un capo di stato. Devo dire che questa ultima espressione non è proprio giusta; è vero che Mark Zuckerberg non rappresenta una reale nazione, ma è pur sempre vero che è a capo di una multinazionale che, se diventasse stato reale, diventerebbe probabilmente la quarta nazione a livello mondiale in fatto di popolazione. A dire il vero è molto di più di uno stato, perchè è a conoscenza di informazioni che uno stato, almeno in occidente, non conosce; sotto libera condivisione, la ditta californiana viene a cosnoscenza di gusti, tendenze, credi, amicizie ecc.

Anche in merito a capitalizzazione, troviamo che la società è sicuramente maggiore di alcuni paesi in via di sviluppo. Si può quindi affermare che il famoso social network è una sorta di stato virtuale, senza confini geografici, con una popolazione che che ha deciso di aderire allo stato stesso in maniera spontanea e non per nascita.

I punti dolenti sono: che questo stato è proprietario di tutti i contenuti che viengono pubblicati, e che la cancellazione da questo database è alquanto sopetta, ma questo è un’altro argomento.

pbacco