Africa e maledizioni, la storia del ramo

Dato il forte interesse, che ancora riscontra il vecchio articolo sulla maledizione africana, seppur non trattasse il tema ricercato dal pubblico, voglio con questo articolo cercare di colmare quel vuoto.

Il missionario, giungendo dalla città, stava percorrendo la strada in terra battuta, più che altro un grosso sentiero impolverato, unico collegamento che lo portasse al villaggio a lui affidato, un posto lontano da tutto in quella vasta provincia spersa nella savana polverosa e arida. Attraverso i vetri impolverati del Land Rover, la terra biancastra che si alzava al passaggio riscendeva creando una leggera patina sul parabrezza; qua e la immensi baobab si stagliavano come colossali guerrieri immobili. Durante il viaggio, dopo una leggera curva, notò un ramo posizionato di traverso lungo la via, ma non facendoci più di tanto caso passò oltre.

Qualche mese dopo, il nostro protagonista, venne a conoscenza che quel pezzo di arbusto era in realtà parte di un processo per testare quanto forte fosse la sua stregoneria, una sorta di rito di passaggio. Il confronto con la maledizione posta sul ramo durante il passaggio della vettura lo aveva visto vincitore, essendo giunto senza rotture al villaggio, dimostrando una forza magica superiore alla maledizione stessa, cosa che lo rendeva forte e degno di rispetto.

Il male dire e cioè il dire male di altro, non è di certo una novità nella società. Additare l’altro come portatore di un male o sfortuna non è prerogativa né di un dato asse temporale, né di un circoscritto luogo geografico.

In Africa oltre quello descritto precedentemente, esiste un forte risentimento verso le persone albine considerate diverse. Per spostarci in Asia invece il risentimento verso le malformazioni, sentite come punizioni per colpe additate dal divino. Facendo caso anche la “nostra” società non ne è immune, si pensi alla storica caccia alle streghe o alle odierne proliferazioni di maghi oroscopi ecc.

Avendo l’uomo una base comune, non ci può essere altro risultato se non un medesimo filo conduttore che unisce, seppur con sfaccettature culturali differenti, le paure e le aspettative umane.

 

pbacco

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La maledizione africana

Una semplice equazione sembra coronare la storia del continente africano: quanto più un paese è ricco di risorse naturali, tanto più quel paese sarà instabile. Ecco spiegata la maledizione africana, la non capacità nel trovare pace, soprattutto quando nel suo sottosuolo nazionale si trovano delle immense ricchezze.

Certo, questa regola non è valida solo per il continente nero, ma in questo luogo, per varie cause sia storiche, politiche, sociali questo fenomeno è ancora più evidente.

Parliamo innanzitutto dell’area mondiale con la più grande disponibilità di materie prime, che fanno gola a molte industrie, commercianti, speculatori. Praticamente qualsiasi metallo, prodotto energetico è presente, alcune volte anche in maniera esclusiva, nel sottosuolo; una vera e propria riserva mineraria mondiale.

Come veniva accennato precedentemente, le cause sono molteplici, e si potrebbero esemplificare in tre grandi aree.

Cause storiche

Il colonialismo, come causa principale del suo espandersi ha attuato, nella maggior parte delle volte in maniera non programmata, una sorta di cristallizzazione delle culture assoggettate. I mutamenti, seppur piccoli, che erano presenti nella società africana, sono stati bloccati dall’avvento di questo elemento esterno. Questo fenomeno, ha anche introdotto concetti estranei alla cultura precedente modificandola.

Uno di questi esempi è l’idea di stato nazione, concetto che non era presente nella cultura africana. Solo tramite l’arrivo degli europei, si è assistito all’introduzione di questa nozione, che ha avuto il risultato di creare di stati nazionali e quindi anche la contemporanea formazione di confini stabili tra di essi. Il tracciato di questi confini, con evidente importanza data da parte degli europei ai propri interessi, ha visto la spartizione di intere etnie che si trovarono così divise in due o più nuovi stati coloniali, appartenenti anche a potenze diverse.

Cause politiche

La politica africana, sotto il giogo coloniale non ha avuto tanto spazio per espandersi. I posti di comando erano preminentemente affidati agli europei, questi a loro volta cercavano di concedere il meno spazio possibile agli indigeni; se poi alcune concessioni dovevano essere effettuate, queste, il più delle volte, venivano date alle minoranze etniche, così da non creare una base sociale con numeri sufficienti adeguati, per poter attuare una rivolta armata atta a destabilizzare il governo della colonia.

Quando, nel secondo dopoguerra, si capì che la gestione coloniale non era più profittevole, sia per questioni economiche, sia politiche, la politica africana si trovò a dover gestire la nascita dei nuovi stati nazionali, derivati da quelli coloniali, senza avere mai avuto (nella maggior parte dei casi) né una preparazione, né una palestra dove provare l’amministrazione. In molti casi la nuova generazione politica venne presa dai capi dei partiti di lotta per la decolonizzazione, libertà che vene presa anche attraverso una lunga lotta armata; in questo caso quindi l’unica via conosciuta era quindi quella della violenza, una brutalità che venne mantenuta anche dopo l’indipendenza, non più rivolta verso lo straniero ma verso l’oppositore.

Una volta proclamata l’autonomia, il nuovo ceto politico si trovò a dover affrontare i primi problemi concernenti i confini, la scelta della lingua ufficiale, l’organizzazione statale. Ecco che, per mancanza di attitudine, per la rapidità di alcune decolonizzazioni, per il sorgere di movimenti interni di lotta separatista, per il sorgere dei primi contenziosi tra stati, la maggioranza delle nuove entità consolidò le già esistenti pratiche istituzioni e confini del vecchio ordinamento coloniale.

Cause sociali

La società africana è ancora ancorata all’idea di famiglia. Questa entità però è differente da quella europea odierna; nel continente nero, la famiglia non comprende solo i parenti stretti, ma si allarga a tutti i nipoti e talvolta designa l’intera etnia. Questo forte legame, che in alcune zone comincia a vacillare, è il vero collante sociale, quello che rende possibile l’aiuto reciproco. La famiglia/etnia, però porta con se anche un lato più oscuro, non ultimo questa viene vista come la base elettorale preferenziale, creando una forte dipendenza a cui l’eletto deve rendere riconoscenza.

È questa visione, che favorisce non l’intera comunità ma il più delle volte la famiglia di sangue o l’etnia, a scapito degli altri, che crea e amplifica una delle piaghe continentali, la corruzione.

In tutto questo discorso, però bisogna ricordare che, alcune società multinazionali hanno un fatturato che è maggiore del PIL di alcuni paesi africani; immaginatevi la forza contrattuale, dissuasiva, lobbistica che queste imprese riescono a effettuare. Riescono ad influenzare le decisioni di importanti democrazie ed economie occidentali, figuriamoci se ci troviamo in paesi poveri, con regimi corrotti e dispotici.

Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, sono alcuni degli esempi più lampanti, del problema appena indicato. Nel loro sottosuolo sono presenti ingenti risorse, che però vengono svendute all’estero come nel caso del nord Kivu, oppure vengono vendute, ma il ricavato non viene redistribuito in maniera omogenea presso la popolazione, questo è il caso del delta del Niger.

pbacco