Il mondo che (non) crede

Questo non vuole essere un post critico nei confronti della società attuale, né un’analisi della crisi religiosa contemporanea; vuole solo analizzare in quali ambiti la parola fiducia rientra tra le caratteristiche principali.

Fiducia è un atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Provate a pensare quando prendete un aereo. Inconsciamente vi fidate che il pilota sia nelle capacità di pilotare l’aereo, che quindi abbia preso la licenza di volo e che sia fisicamente adatto a svolgere il proprio mestiere. Altresì avrete fiducia nella società di trasporto che ha in opera la manutenzione del velivolo, che quindi abbia svolto tutte le revisioni opportune.

Si è portati a pensare che la fiducia riguardi solo la sfera personale o quella della religione; in fondo fiducia e fede (credere) sono sinonimi. Questo è sicuramente vero, ma non esaurisce completamente gli ambiti trattabili.

Società

Essendo un animale di gruppo, l’uomo deve affidarsi ad altri individui simili per soddisfare i propri bisogni, siano essi materiali sia immateriali. Alla base di ogni relazione, sia essa lavorativa o affettiva (amore e amicizia), la fiducia è il legame fondamentale, senza la quale non è possibile stabilire una relazione continuativa. Il rapportarci verso l’altro, per far si che la collaborazione continui, deve comprendere la sicurezza e la tranquillità, il credere nell’altro. Anche la pubblicità lavora su questo piano, compriamo maggiormente beni da aziende famose, perché abbiamo più fiducia nel marchio e quindi nella qualità del bene acquistato.

Politica

La fiducia nel campo della politica è la rappresentanza verso un’istituzione o una persona, il sentirsi rappresentato da una figura o da un ente. Questo è maggiormente vero nel nostro sistema democratico, dove l’elezione si basa sulla fiducia verso un rappresentante da parte del rappresentato. Quando tra le aspettative e i risultati si viene a creare un divario troppo elevato, la fiducia cala e quindi la stessa democrazia è in pericolo. La fiducia, è anche l’atto fondamentale che segna la nascita del governo. La votazione del parlamento (espressione del volere dei cittadini) da il mandato (attraverso il voto e la fiducia) al governo (potere esecutivo) di attuare le norme e leggi emanate.

Economia

Sembra strano ma anche alla base dell’economia vige la fiducia. Tutta l’economia finanziaria si fonda sul credere. Pensate ai prestiti bancari, sono una fiducia (seppur calcolata) che il prestatore riavrà indietro i soldi prestati. Stesso discorso vale per la spiegazione del famoso spread, cioè il differenziale tra i BTP e i Bund tedeschi; alla base c’è sempre la fiducia che gli investitori hanno dello stato che emetti i titoli di credito, più uno stato è insolvente più il costo per procurarsi il denaro è maggiore. Anche alla base della creazione della moneta stessa, c’è la parola fiducia. Lo Stato (o ente) che emette la moneta garantisce (cioè pone fiducia) che quel pezzo di metallo o carta avrà lo stesso valore e spendibilità verso altri soggetti.

Un mondo che non crede più (non ha più fiducia) nel prossimo, che non ha più fiducia nelle istituzioni e non ha più fiducia nell’economia è una società destinata ad atrofizzarsi e morire lentamente.

La crisi attuale è per prima cosa una sfiducia economica, politica e sociale.

pbacco

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E se il terrorismo avesse già vinto?

Domanda retorica e provocatoria, che mi è balenata nella mente già da parecchio tempo, ma che dopo le recenti notizie riguardo il caso datagate, ho deciso di trasformare in post.

Partendo dal fatto che, lo scopo principale delle forze terroristiche, non potendo sconfiggere l’avversario attraverso un’azione militare, è quello come prima cosa di modificare le abitudini dei cittadini provocando terrore e paura, come secondo fine quello di colpire l’economia del nemico cercando di affossarlo sul piano monetario.

Il più grande scontro terroristico contemporaneo è tra l’occidente, incarnato dagli Stati Uniti d’America, ed il fondamentalismo islamico. Scopo di Al Qaeda, e della galassia a lei collegata, è una lotta contro i valori moderni portati dagli occidentali, una conservazione dei valori tradizionali, unita ad una rivalsa verso i rancori del colonialismo in medioriente.

Come detto, non potendo competere con gli eserciti ipertecnologici occidentali, i terroristi hanno lo scopo di destabilizzare i medesimi stati attraverso una guerra economica; Osama Bin Laden dixit: lo scopo di Al Qaeda è minare l’economia americana.

Dopo gli attentati dell’undici settembre la reazione USA è stata indirizzata verso una lotta mondiale al terrorismo. Questo ha portato sul piano internazionale alla creazione di due guerre, una in Afghanistan e l’altra in Iraq (quest’ultima sul piano teorico). Questi due conflitti hanno portato conseguenze nefaste alle casse dello stato, infatti l’aumento del debito pubblico, dovuto alle spese militari unito all’abbassamento dei tassi di interesse sui mutui per stimolare un’economia sotto tono, sono una delle cause della crisi economica del 2008.

Sul piano interno la promulgazione del Patrioct Act, ha permesso l’uso di nuovi strumenti di azione atti a prevenire ulteriori attacchi terroristici. Se questo strumento ha effettivamente impedito un numero imprecisato di attentati, non bisogna mai dimenticare che ha cambiato le abitudini le libertà e la privacy dei cittadini, ricordandoci anche che non hanno del tutto fermato nuovi attentati, vedi esempio di Boston.

Gli obiettivi prefissati dai terroristi sono stati raggiunti. L’economia è in crisi e la potenza americana, anche quella militare, ha risentito una recessione dovuta ai tagli nel bilancio federale; sul piano della psicologia, troviamo una società impaurita e con meno libertà. Insomma una piccola vittoria del fondamentalismo.

In chiusura vorrei sottolineare che, l’adesione al programma PRISM da parte delle aziende di telecomunicazioni o inerenti ad internet è di libero ingresso (infatti per esempio Twitter non aderisce), e non obbligatorio per legge. La strategia governativa sembrerebbe quella di usare una enorme rete a strascico, sperando di raccogliere nella miriade di comunicazioni alcuni indizi provatori; la strategia delle corporation sembrerebbe quella di entrare nel programma per non avere problemi con le autorità, in tutto questo chi ci perde è il cittadino onesto.

pbacco

Immaginario africano

Alla fine dei conti dobbiamo riconoscere i nostri limiti, la nostra visione dell’Africa è ancora sublimata da un’aurea post-coloniale paternalistica. I miti acquisiti durante lo studio del continente, soprattutto quelli effettuati durante il diciannovesimo secolo, hanno plasmato gli stereotipi che tuttora continuano a caratterizzare la visione che noi occidentali abbiamo del continente.

Nella nostra visione c’è la volontà, alcune volte inconscia, a voler vedere l’Africa come un continente fermo nella sua struttura sociale, immobile nei cambiamenti economici. Sicuramente sotto alcuni aspetti, la cultura rurale è ancora ancorata a tradizioni ancestrali, ma dobbiamo considerare che proprio il nostro coinvolgimento nelle faccende africane, a volte, ha creato queste distorsioni, o comunque ne ha rallentato se non bloccato lo sviluppo. Come già detto, la prima vera ferita del colonialismo, ancora prima che il problema economico, è la fossilizzazione culturale che ha generato nei popoli sottomessi. La cristallizzazione delle strutture già esistenti, era uno dei punti chiave delle amministrazioni coloniali. Essendo sempre stato minoranza, il ceto dirigente proveniente dall’Europa, cercava di bloccare i cambiamenti e, quando concedeva una delega del potere politico o economico, cercava sempre di consegnarlo alle minoranze presenti nel territorio, così da non creare una elitè locale mai numerosa. Questo stratagemma serviva a non formare una massa di persone capace di ribellarsi ai colonizzatori, una riedizione contemporanea della vecchia regola romana “divide et impera”.

Per tornare al tema principale, la nostra visione ed azione nel continente ha sempre avuto, tranne piccole eccezioni, una visione paternalistica degli aiuti; l’equazione è uomo bianco persona buona e ricca che porta la civilizzazione al nero cattivo povero e rozzo. Quasi mai si parla dei problemi con le popolazioni locali, il più delle volte i progetti umanitari vengono pensati da occidentali in occidente, senza tenere conto degli africani e dell’Africa. Detto questo, esistono buone prassi ormai consolidate anche da parte di organizzazioni occidentali, senza dimenticare che questo problema è ricorrente anche nei recenti aiuti da parte di paesi non occidentali.

Ma la visione mistica, non si esaurisce solo a livello politico o economico; esiste un immaginario africano anche da parte dei turisti. Sono due i modelli di visitatore tipo: troviamo così il turista relax che ricerca una vacanza a basso costo, dall’altra parte il mistico chi è in ricerca della “vera Africa”.

Avete provato ad osservare il risultato di questi due tipi di persone? Troverete una somiglianza, il primo tipo scatterà foto solo durante i safari, escludendo il più delle volte le altre realtà, perché di non interesse; il secondo fotograferà solo paesaggi ritenuti africani, scartando le realtà considerate non autentiche. Una visione completa della società africana, è quindi esclusa a tutte e due le tipologie.

L’esempio più calzante sono le foto fatte durante la visita ai villaggi. Perché, se nel primo caso non avviene neanche il contatto con questa realtà, nel secondo si può notare che, si tende a non fotografare i pezzi di plastica sparsi tra le capanne, come se la plastica non facesse parte dell’odierno paesaggio africano. Come nel resto del mondo, anche nel più sperduto villaggio africano è arrivata la plastica, sotto forma di taniche, recipienti di vario genere e l’immancabile sacchetto che sta letteralmente invadendo, ed inquinando, il paesaggio.

Questa è l’Africa, coi suoi mutamenti e tradizioni, è che ci piaccia o no un insieme molteplice e complicato di culture e inciviltà, problemi e soluzioni, bellezza e degrado, l’amore più alto e le barbarie più atroci; il tutto è inscindibilmente unito e la visione di una sola parte non rappresenta la totalità, cioè quella il più delle volte rappresentata negli stereotipi culturali.

pbacco

 

La maledizione africana

Una semplice equazione sembra coronare la storia del continente africano: quanto più un paese è ricco di risorse naturali, tanto più quel paese sarà instabile. Ecco spiegata la maledizione africana, cioè la non capacità a trovare pace, soprattutto quando nel suo sottosuolo nazionale si trovano delle immense ricchezze.

Certo, questa regola non è valida solo per il continente nero, ma in questo luogo, per varie cause sia storiche, politiche, sociali questo è ancora più evidente.

Parliamo innanzitutto dell’area mondiale con la più grande disponibilità di materie prime, che fanno gola a molte industrie, commercianti, speculatori. Praticamente qualsiasi metallo, prodotto energetico è presente, alcune volte anche in maniera esclusiva, nel sottosuolo; una vera e propria riserva mineraria mondiale.

Come veniva accennato precedentemente, le cause sono molteplici, e si potrebbero esemplificare in tre grandi aree.

Cause storiche

Il colonialismo, come causa principale del suo espandersi ha attuato, nella maggior parte delle volte in maniera non programmata, una sorta di cristallizzazione delle culture assoggettate. I mutamenti, seppur piccoli, che erano presenti nella società africana, sono stati bloccati dall’avvento di questo elemento esterno. Questo elemento, ha anche introdotto concetti estranei alla cultura precedente modificandola.

Uno di questi esempi è l’idea di stato nazione, concetto che non era presente nella cultura africana. Solo tramite l’arrivo degli europei, si è assistito all’introduzione di questa nozione, che ha avuto il risultato di creare di stati nazionali e quindi anche la contemporanea formazione di confini stabili tra di essi. Il tracciato di questi confini, con evidente importanza data da parte degli europei ai propri interessi, ha visto la spartizione di intere etnie che si trovarono così divise in due o più nuovi stati coloniali, appartenenti anche a potenze diverse.

Cause politiche

La politica africana, sotto il giogo coloniale non ha avuto tanto spazio per espandersi. I posti di comando erano preminentemente affidati agli europei, questi a loro volta cercavano di concedere il meno spazio possibile agli indigeni; se poi alcune concessioni dovevano essere effettuate, queste, il più delle volte, venivano date alle minoranze etniche, così da non creare una base sociale con numeri sufficienti adeguati, per attuare una rivolta armata atta a destabilizzare il governo della colonia.

Quando, nel secondo dopoguerra, si capì che la gestione coloniale non era più profittevole, sia per questioni economiche, sia politiche, la politica africana si trovò a dover gestire la nascita dei nuovi stati nazionali, derivati da quelli coloniali, senza avere mai avuto (nella maggior parte dei casi) né una preparazione, né una palestra dove provare l’amministrazione. In molti casi la nuova gestione politica venne presa dai capi appartenenti a partiti di lotta per la decolonizzazione, libertà che vene presa anche attraverso una lunga lotta armata; in questo caso l’unica via conosciuta era quindi quella della violenza, brutalità che venne mantenuta anche dopo l’indipendenza.

Una volta proclamata l’autonomia, il nuovo ceto politico si trovò a dover affrontare i primi problemi concernenti i confini, la scelta della lingua ufficiale, l’organizzazione statale. Ecco che, per mancanza di attitudine, per la rapidità di alcune decolonizzazioni, per il sorgere di movimenti interni di lotta separatista, per il sorgere dei primi contenziosi tra stati, la maggioranza delle nuove entità consolidò le già esistenti pratiche istituzioni e confini del vecchio ordinamento coloniale.

Cause sociali

La società africana è ancora ancorata all’idea di famiglia. Questa entità però è differente da quella europea odierna. Nel continente nero, la famiglia non comprende solo i parenti stretti, ma si allarga a tutti i nipoti e talvolta designa l’intera etnia. Questo forte legame, che in alcune zone comincia a vacillare, è il vero collante sociale, quello che rende possibile l’aiuto reciproco. La famiglia/etnia, però oltre i buoni risultati, porta con se anche un lato più oscuro; l’aiuto alla che è anche la base elettorale preferenziale, crea una forte dipendenza e cui l’eletto deve rendere riconoscenza.

È questa visione, che favorisce non l’intera comunità ma il più delle volte la famiglia di sangue o l’etnia, a scapito degli altri, che crea e amplifica una delle piaghe continentali, la corruzione.

In tutto questo discorso, però bisogna ricordare che, alcune società multinazionali hanno un fatturato che è maggiore del PIL di alcuni paesi africani; immaginatevi la forza contrattuale, dissuasiva, lobbistica che queste imprese riescono a effettuare. Riescono ad influenzare le decisioni di importanti democrazie ed economie, figuriamoci se ci troviamo in paesi poveri, con regimi corrotti e dispotici.

Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, sono alcuni degli esempi più lampanti, del problema appena indicato. Nel loro sottosuolo sono presenti ingenti risorse, che però vengono svendute all’estero come nel caso del nord Kivu, oppure vengono vendute, ma il ricavato non viene distribuito in maniera omogenea presso la popolazione, questo è il caso del delta del Niger.

pbacco

I nuovi santi

Titolo impegnativo, forse non proprio azzeccato, ma scelto ugualmente per riassumere il post di oggi.
La generazione, nata nei primi decenni del novecento, oggi si ritrova in un periodo storico in cui la scienza e la medicina hanno spinto il limite di vita ben al di sopra di ogni precedente aspettativa. Ci troviamo con persone che arrivano abbondantemente fino ai novant’anni, con punte straordinarie di longevità, superando il secolo. Questa tendenza, che non accenna (per fortuna) a fermarsi, porta un’aspettativa di vita a circa 79 anni per gli uomini ed 85 per le donne.
Sicuramente si arriva alla vecchiaia con una migliore dote fisica, ed una maggiore capacità mentale; questo però si realizza in un diverso clima sociale. Quello che è mutato è il rapporto fra l’anziano e famiglia, nonché il suo ruolo nella società. Solo per accennare, visto che non è argomento odierno, il numero di componenti di una famiglia si è notevolmente assottigliato, facendo diminuire la possibilità di cura in famiglia; la stessa funzione sociale dell’anziano nella società è mutata, portandolo da una posizione primaria ad una secondaria, da faro e sede di sapienza a peso inproduttivo.
Queste persone, si sono trovate in giovinezza a dover affrontare una guerra e le sue conseguenze: privazioni materiali, sofferenze, dolori. Durante la giovinezza, hanno lavorato per ricostruire l’Italia, uscita a pezzi dal conflitto. Insomma, pochi svaghi e molta fatica.
Ora, nella vecchiaia, si ritrovano a dover affrontare una vita sempre più lunga, trovandosi però in una società differente da quella in cui erano cresciute. Questo allungamento della vita però, non si esprime sempre in un miglioramento della vita. Alle volte si è costretti a vivere assistiti dalle macchine; in alcuni casi si vive solo perché è la macchina stessa a dare la vita. Tutto questo, sommato all’indifferenza della famiglia e della società, che considera ormai queste persone dei pesi, porta ad una vita chiusa.
Giorni pieni di solitudine e stanchezza, sono queste le sensazioni più diffuse, anche se per fortuna non tutti i casi sono così, esistono altresì persone felici che riescono a godersi il meritato riposo.
Vi starete chiedendo, cosa c’entra il titolo con tutta questa storia raccontata. Come al solito, tendo a spiegare il significato alla fine del post, lasciando così al lettore la formazione di una sua interpretazione sul titolo. In questo caso, il tutto nasce dalla visione di una persona anziana allettata da molto tempo. Se ci fate caso si viene a creare un innalzamento dei capelli sulla nuca, dovuto allo schiacciamento con il guanciale, una sorta di aureola che assomiglia molto a quella di un santo.

Un corpo ormai deperito mantenuto in vita grazie alla medicina; una mente ancora cosciente, che vede un fine non finita: ecco i nuovi santi.

pbacco

L’ANNO DOPO

Una resistenza indomita, una sofferenza mascherata; ecco il percorso dell’ultimo anno.

Questo vecchio post, era nato da e per te: ora te lo dedico.

“L’amore che uno riceve non si dimentica, ma viene riflesso a sua volta”

Buon viaggio.

Tony

Una nuova era

Comunque continui d’ora in poi, la storia, la politica, la società, i rapporti internazionali del vicino oriente saranno completamente diversi; questa è l’unica certezza, niente sarà come prima, il risultato non è ancora possibile stabilirlo, si potrà avere una democrazia occidentale se la rivolta continuerà sulle orme fino a quì seguite, sarà una democrazia teocratica (stile Iran) se avranno la meglio i fondamentalisti. Personalmete, non essendo comunque un’esperto, penso che prevarrà la parte più moderata, questo non vuole dire che le tensioni, sia interne che esterne, diminuiranno.

  • La storia è cambiata, è la fine di un periodo.
  • La politica è cambiata, nuovi rapporti tra cittadini e potere sono nati, in cui un regime ingessato non riesce più a rispondere ai bisogni delle persone.
  • La società è cambiata, la diffusione di comunicazioni mondiali, ha reso le persone più consapevoli dei loro diritti, soprattutto nei più giovani.

I rapporti internazionali sono cambiati, non solo tra i paesi della regione, che ora dovranno collaborare con un popolo e non più un regime monolitico; è cambiato anche il rapporto tra l’occidente ed il medioriente (dottrina Obama), in questo quadro c’è da far notare (purtroppo) una staticità politica dell’Europa.

pbacco